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Energie rinnovabili, la svolta accelera: perché l’Europa punta sempre di più su sole e vento

Raffaele Moauro 7 Aprile 2026
Pannelli solari e pale eoliche

Energie rinnovabili, la svolta accelera: perché l’Europa punta sempre di più su sole e vento - Oltreilnucleare.it

Le energie rinnovabili non sono più soltanto una promessa legata al futuro, perché nel 2026 stanno confermando di essere una delle leve più concrete con cui l’Europa prova a difendersi dai prezzi instabili dell’energia, dalla dipendenza esterna e dalle tensioni geopolitiche che continuano a pesare sui mercati.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha spesso raccontato il passaggio alle rinnovabili come una corsa ambientale, utile soprattutto a ridurre le emissioni. Oggi, però, il quadro è più ampio. Sole e vento vengono considerati sempre di più anche come una risposta industriale, economica e strategica. In altre parole, produrre più elettricità pulita non serve soltanto a inquinare meno, ma anche a rendere il sistema energetico più stabile e meno vulnerabile alle crisi internazionali.

È in questo contesto che si inseriscono le mosse più recenti arrivate dall’Europa. La Francia, per esempio, ha appena rilanciato con una nuova tornata di gare per 12 gigawatt di progetti rinnovabili, una decisione che dà bene la misura di quanto il tema sia diventato centrale nelle scelte dei governi. Non è solo una questione di capacità installata. È il segnale di una direzione politica che punta a rafforzare produzione interna, sicurezza energetica e filiere europee.

Perché il nuovo scatto delle rinnovabili conta più di prima

La novità è che oggi le rinnovabili non crescono più ai margini del sistema, ma sempre più nel suo cuore. I numeri degli ultimi mesi mostrano che la loro presenza continua a salire sia in Europa sia a livello globale. Nel 2025, secondo IRENA, la capacità rinnovabile mondiale è arrivata a rappresentare il 49,4% della capacità elettrica installata nel mondo, spinta soprattutto dal solare, che resta il motore principale dell’espansione.

Questo dato aiuta a capire perché il settore venga osservato con tanta attenzione. Non siamo più davanti a una fase sperimentale o marginale. Siamo in una fase in cui il peso delle rinnovabili nella produzione elettrica cambia gli equilibri, condiziona le scelte industriali e modifica anche il modo in cui gli Stati leggono la propria autonomia. Più energia prodotta da fonti locali vuol dire meno esposizione agli shock dei combustibili fossili, tema tornato molto sensibile anche nelle ultime settimane.

La Francia rilancia e manda un messaggio chiaro a tutto il continente

La decisione francese di avviare gare per 12 gigawatt di nuovi progetti, con una quota molto importante destinata all’eolico offshore, non ha solo un valore numerico. Mostra che le rinnovabili vengono ormai considerate parte della strategia di sovranità energetica. In un contesto in cui petrolio e gas restano esposti alle tensioni globali, aumentare la produzione elettrica da sole e vento significa provare a costruire un sistema più resistente e meno dipendente dalle importazioni.

La stessa iniziativa francese insiste anche sull’idea di una filiera più europea, con criteri pensati per favorire componenti prodotti nel continente. È un passaggio importante, perché segnala come la partita delle rinnovabili non riguardi più soltanto la generazione di elettricità, ma anche l’industria, il lavoro e il controllo delle tecnologie. In sostanza, chi investe oggi in questo settore non sta solo costruendo impianti: sta cercando di consolidare una posizione più forte dentro il nuovo mercato dell’energia.

L’Europa ha già superato una soglia simbolica

Nel frattempo, il quadro europeo offre un altro segnale molto forte. Secondo l’European Electricity Review 2026 di Ember, nel 2025 vento e sole hanno prodotto per la prima volta più elettricità dei combustibili fossili nell’Unione europea. Le due fonti hanno raggiunto insieme il 30% della generazione elettrica, superando il 29% dei fossili. È una soglia simbolica, ma anche molto concreta, perché racconta che il cambiamento non è più un obiettivo lontano: è già in corso.

Questo non significa che il percorso sia risolto. Restano problemi aperti sulle reti, sugli accumuli, sulle autorizzazioni e sulla capacità di integrare una quota sempre maggiore di produzione variabile. Ma proprio qui si capisce quanto il tema delle rinnovabili sia cambiato. Non si discute più se debbano crescere, bensì come gestire al meglio una crescita che ormai appare strutturale. L’attenzione si sposta quindi su batterie, infrastrutture, flessibilità e sistemi capaci di reggere una quota crescente di elettricità pulita.

Il 2026 può diventare l’anno della maturità

La sensazione è che il 2026 possa rappresentare un anno di consolidamento. Dopo una lunga fase in cui le rinnovabili sono state raccontate soprattutto come promessa, ora stanno entrando in una dimensione più adulta, fatta di numeri, gare pubbliche, strategie industriali e risultati già visibili nella produzione elettrica. Non tutto procede alla stessa velocità e non mancano ostacoli politici o tecnici, ma la direzione è sempre più chiara.

Per questo parlare oggi di energie rinnovabili vuol dire parlare non soltanto di ambiente, ma anche di bollette, stabilità, autonomia e capacità dell’Europa di costruire un sistema meno fragile. Ed è proprio questa combinazione tra utilità pratica e visione di lungo periodo a spiegare perché sole e vento stiano smettendo di essere percepiti come un’alternativa tra le altre, per diventare uno degli assi centrali su cui si giocherà il futuro energetico del continente.

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