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NO al carbone

Nel 2013, le 12 centrali a carbone esistenti in Italia causavano circa 10 morti premature a settimana e oltre 1,4 miliardi di euro di spese sanitarie all’anno. Oggi ne rimangono in funzione ancora 8, con impatti appena ridotti.

 

Firma la petizione anche tu per chiedere ai Ministri

Carlo Calenda
(Sviluppo Economico)

Gianluca Galletti
(Ambiente)

la chiusura di tutte le centrali a carbone
entro il 2025


Una petizione promossa da

WWF, Legambiente e Greenpeace

 

 

 

Il 22 Novembre scorso il direttore della “Autoritè de suretè nucleaire” francese (Asn) Pierre-Franck Chevet, in seguito alla scoperta di una crepa nella copertura del reattore sperimentale Epr (reattore ad acqua pressurizzata) in costruzione a Flamanville

(v.http://www.lefigaro.fr/societes/2016/11/22/20005-20161122ARTFIG00306-la-situation-du-nucleaire-est-tres-preoccupante.php ) ha deciso di riconsiderare l'intera "catena di controllo" per rendere l'atomo più sicuro e di chiudere per un certo tempo 20 dei 58 reattori nucleari francesi. Il problema riscontrato riguarda un eccesso di carbonio nella copertura in acciaio speciale nell’impianto in costruzione (dal 2005!) e si accompagna ad altri riscontri di insufficiente affidabilità in alcune centrali in attività. Il Paese, che è il più grande esportatore netto al mondo di energia elettrica e vende principalmente in Italia, Gran Bretagna, Svizzera, Belgio e Spagna, produce per il 75% con l’atomo, con una disponibilità di potenza di 63.200 MW, ma si è trovato costretto a ridurre pesantemente gli obbiettivi di generazione – dal 1998 previsti sopra ai 400 TWh - in seguito alle ispezioni e ai fermi in atto. Data la mancanza di flessibilità del sistema elettrico francese, le interruzioni di massa drenano potenza da tutta Europa oltre a mettere in discussione il “prestigio” del nucleare transalpino nel mondo. La produzione è in costante calo da maggio, secondo la Reuters (http://fr.reuters.com/article/businessNews/idFRKBN12Y2KD ) per due ragioni: 1) EDF possiede la maggior parte dei reattori di Francia, ma l'azienda ha gravi problemi finanziari e molti dei suoi progetti hanno un rating inferiore all’investment grade. Con più 40 miliardi di $ di debito le azioni di EDF, di cui il governo francese detiene l’85%, sono crollate del 55% nel corso dell'anno passato. 2) Una legge approvata dal governo francese lo scorso novembre allo scopo di sostenere l'energia solare, richiede di ridurre la quota di produzione di energia nucleare a solo il 50 per cento entro il 2025.

In un Sistema interconnesso come quello europeo, l’aumento del prezzo del MWh nucleare fa arretrare l’importazione dalla Francia per i paesi confinanti mentre richiede che quest’ultima sfrutti impianti sottoutilizzati in territorio estero per supplire il calo di produzione. Ciò vale in primis per la Germania che ha diversificato le sue fonti di alimentazione e accresciuto la sua capacità da fonti rinnovabili lasciando sottoutilizzata in parte la sua flotta convenzionale. (i prezzi tedeschi sono stati di 33,65 € / MWh contro i 45,60 € / MWh dell’atomo dei vicini).

L’Italia intanto ha aumentato le sue esportazioni del 198% e ridotto le importazioni nette (-62%) dando fiato a quelle voci che al Ministero dello Sviluppo vorrebbero la ripresa della produzione da fonti fossili, pur sapendo che la buona diffusione delle rinnovabili (ora contrastata) fa la differenza tra le varie zone del Paese (l’Italia settentrionale è quella che sta soffrendo di più per l’attuale situazione).

E qui si inserisce il colpo ad effetto del MISE: riaprire la centrale a carbone di Genova! Era stata spenta questa estate, dopo aver esaurito le 2.200 ore di produzione autorizzate per il 2016. Per quest’anno era in programma la dismissione programmata dall’ENEL, con una chiusura anticipata nonostante sulla carta avesse ancora 2.000 ore previste. Ma la colpa e dei Francesi…Il pericolo di carenze energetiche risveglia dunque appetiti che sembravano sopiti. “Una decisione gravissima – dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – che usa scuse rese risibili dalla enorme sovra capacità italiana: siamo in grado di produrre quasi 117 GW di energia elettrica a fronte del massimo picco di domanda interna di 60,5 GW”.

La risposta del GME (Gestore dei mercati elettrici) è stupefacente: “La produzione termoelettrica a carbone, la cui quota attualmente è limitata dalla forte competizione con le rinnovabili soprattutto nelle ore vuote, potrebbe tornare ad un funzionamento baseload nel medio periodo. Questa possibilità si conferma nell’ipotesi che i mercati delle commodities mantengano lontano lo switching nel merit order fra impianti a carbone e cicli combinati a gas”.

L’uso ormai smodato dell’inglese significa che tra carbone e rinnovabili si torna al punto di prima, con buona pace per la vista sul porto da Sampierdarena, per chi vuole continuare a trivellare in mare, per A2A che brucia lignite in Montenegro, per le nostre bollette in aumento (v. www.enrgiafelice.it) e per l'accordo per la riduzione di emissioni di anidride carbonica COP21, che recentemente è andato in vigore anche con l’approvazione di governo e parlamento italiani.

 

Il riavvio della centrale termoelettrica a carbone di Genova, ventilato da una sorta di "necessaria solidarietà energetica" verso la Francia, che ha ferme alcune delle proprie centrali nucleari e ha necessità di importare energia elettrica è sbagliato e pericoloso.
"Si riattiva una sorgente tra le più inquinanti per la nostra città che da metà agosto 2016 aveva smesso di bruciare carbone e si allontana la sua dismissione" chiarisce Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria, "ci risulta infatti che il Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) e Terna considerino questa centrale strategica per la produzione energetica. I Paesi europei hanno una fitta rete elettrica interconnessa con cui potersi scambiare energia e prima di riavviare le centrali più inquinanti, che danneggiano ambiente e salute dei cittadini, si dovrebbero attivare quelle a produzione meno impattante".
"Questa solidarietà" conclude Grammatico,  "è in verità una giustificazione per sostenere ancora una volta la lobby del combustibile fossile tra i più inquinanti al mondo, ma anche tra i più economici a causa dell'eccesso di offerta di carbone sui mercati mondiali delle materie prime. Ma la sua economicità è solo apparente: una recente ricerca ha stimato, a livello europeo, costi sanitari dalla combustione del carbone compresi tra 32,4 e 62,3 miliardi di euro all’anno".
Per questo Legambiente Liguria chiede a MISE e Terna di rendere operative le procedure per la definitiva dismissione della centrale senza ulteriori rinvii.

Leggi tutto sul sito di Legambiente Liguria

Leggi le altre prese di posizione contro la riapertura della centrale

 

Comunicato stampa

 

La Presidenza di “Si alle energie rinnovabili No al nucleare”, esprime soddisfazione per l'assoluzione dei militanti di Greenpeace accusati di occupazione della centrale a carbone di Brindisi Sud, durante le manifestazioni svolte nel 2007 e nel 2009.

Si tratta di un'altra piccola vittoria che riconosce i danni provocati dalle centrali a carbone, alla quale abbiamo contribuito attraverso la memoria tecnico-scientifica predisposta dal Prof. Massimo Scalia, Presidente del Comitato scientifico della nostra Associazione.

Ci complimentiamo coi militanti di Greenpeace per la loro costante iniziativa e rinnoviamo l'impegno per le battaglie comuni che ancora stiamo conducendo, contro il carbone, i cambiamenti climatici e per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Roma, 13 ottobre 2015

 

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