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NUCLEARE. L’AGENZIA PER LA SICUREZZA NON C’È, MA IL GOVERNO ACCELERA. Articolo di alfiero grandi PDF  | Stampa |  E-mail
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Alcune affermazioni del sottosegretario Saglia, che segue direttamente per il Governo la reintroduzione del nucleare in italia, sono passate - stranamente - sotto silenzio. Eppure sono rivelatrici dei pericoli che sta correndo l’Italia. Vale la pena di tornarci sopra.

Anzitutto sui tempi. Il Governo per bocca del sottosegretario che - non dimentichiamolo - ha per Ministro pro tempore Berlusconi ha affermato che a gennaio 2011 le aziende potranno proporre i siti in cui collocare le nuove centrali nucleari, oppure (questa rasenta il ridicolo) i Comuni potranno candidarsi a farle costruire nel loro territorio.

Queste affermazioni sono di eccezionale gravità, visto che fino ad ora non esiste l’Agenzia per la sicurezza che dovrebbe definire almeno dove non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per costruire una centrale nucleare in Italia e quali sono le procedure e le condizioni da rispettare da parte dei soggetti che fanno le proposte per potere in seguito procedere alla costruzione.

E’ al vaglio del Parlamento la proposta del Governo di Statuto dell’Agenzia ma l’iter di approvazione non è finito. Quindi non ci sono gli organi dell’Agenzia, in altre parole non esiste nemmeno allo stato primordiale. E’ evidente che una struttura che non esiste non può emanare le direttive da rispettare. Quindi di cosa sta parlando il sottosegretario ? Le aziende interessate non sanno nemmeno a chi fare domanda e come compilarla, le condizioni a cui sottostare.

La “ furbata” di coinvolgere Veronesi

Il Governo ha tentato una furbata cercando di coinvolgere Umberto Veronesi come Presidente della futura Agenzia. Per ora non si sa come finirà. Veronesi farebbe bene a declinare l’invito ma anche se dovesse diventare il Presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare non dovrà meravigliarsi se gli verrà chiesto con forza rigore, trasparenza e rispetto delle procedure. Senza dimenticare che il Governo ha cercato di aggirare il diritto costituzionale delle Regioni ad esprimere un parere vincolante sulle decisioni di localizzazione degli impianti nucleari.

Così va rispettato il diritto delle popolazioni interessate a dire la loro opinione sulle proposte di localizzazione e naturalmente anche degli Enti locali che li rappresentano.

A questo proposito l’idea che siano i Comuni stessi a chiedere gli impianti è semplicemente peregrina.

Ve lo immaginate un Sindaco che propone ai cittadini del suo Comune di chiedere che si insedi una centrale nucleare nel suo territorio?

Costi altissimi per costruire le centrali

L’altro aspetto riguarda i costi della costruzione delle centrali. Premesso che una ricerca USA ritiene i costi della produzione del fotovoltaico paragonabili a quelli del nucleare e che recenti ricerche pubblicate su Internet hanno dimostrato che i cittadini francesi stanno pagando rincari a raffica dell’energia elettrica malgrado la Francia sia il paese più nucleare del mondo, è da tempo che stiamo dicendo che sui costi non si dice la verità. La costruzione di una centrale Epr oggi costa non meno di 7/8 miliardi di euro e per di più da questi costi sono esclusi i possibili danni al territorio, e non solo per incidenti, e lo smaltimento delle scorie. Sulle scorie si stanno facendo molte chiacchiere. La Sogin verrebbe incaricata dal Governo, udite udite, di fare quello che…. ha sempre avuto come incarico e cioè di individuare come smaltire le scorie. Basta ricordare il frontale ricevuto dalla Sogin dalla popolazione a Scanzano Ionico. Il problema è che lo smaltimento delle scorie fino ad oggi non è riuscito agli americani e anche i francesi dicono di essere pronti ma in realtà stanno soprassedendo per approfondimenti ulteriori sulle loro gallerie nell’argilla.

Scorie vuol dire costi enormi di smaltimento e difficoltà fino ad ora insormontabili di loro dislocazione, perché legittimamente nessuno le vuole perché sono pericolose.

L’A.D. di Enel ha sempre richiesto aiuti pubblici per la costruzione delle centrali, in una forma o dell’altra. Gli aiuti possono essere dati sotto forma di tariffe garantite o di aiuti diretti.

Certo è che il nuovo programma nucleare USA ha iniziato a muoversi quando il Governo ha aperto i cordoni della borsa.

Ora dall’ineffabile sottosegretario Saglia sappiamo che i candidati a costruire le centrali nucleari vogliono garanzie su un eventuale cambio di Governo, cioè la garanzia di indennizzi per le spese che avranno sostenuto per iniziare a costruire le centrali se dovessero cambiare le scelte politiche. Per di più hanno ricevuto da Saglia l’assicurazione che questo Governo studierà come indennizzarli a fronte di un futuro possibile cambio di orientamento, dovuto magari al referendum popolare che arriverà tra non molto.

Una specie di assicurazione pubblica sui rischi, dimenticando che è proprio la lobby nuclearista guidata dall’Enel a volere ad ogni costo le centrali e quindi semmai sono i cittadini italiani che dovrebbero essere indennizzati.

Le firme per il referendum. No al nucleare

La cosa più curiosa è che proprio da atteggiamenti come questi emerge che nell’opinione pubblica italiana il nucleare non è passato e i nuclearisti lo sanno bene. L’avvisaglia era stato l’impegno di Berlusconi a occuparsene direttamente per convincere l’opinione pubblica, che evidentemente convinta non è.

Ora con un referendum alle porte la preoccupazione della lobby nuclearista sta crescendo e cerca di ottenere dagli amici del Governo una sorta di assicurazione a carico della collettività sulle incertezze politiche del futuro.

E’ il solito capitalismo italiano assistito, che parla molto di mercato ma predilige la protezione pubblica a senso unico: quella a suo favore, sia quando chiede aiuti per costruire che quando chiede garanzie in caso di fallimento.

Per questo è importante proseguire con la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge che dice si alle energie rinnovabili e no al nucleare.

 
LE FONTI DI ENERGIE RINNOVABILI E ALTERNATIVE: UNA OCCASIONE DA NON PERDERE “UN PATTO PER LO SVILUPPO ECONOMICO.”. PDF  | Stampa |  E-mail
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Si sostiene che il nucleare sarà indispensabile per coprire il nostro fabbisogno energetico nel prossimo futuro, perché il petrolio sta finendo e il carbone inquina troppo. Allora una domanda viene posta sempre con più insistenza: come fare ad ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno?

Una risposta subito scaturisce: ma è proprio necessaria tutta l’energia che siamo abituati a consumare? Oppure prima di pensare a costruire nuove centrali, dovremmo imparare a ridurre i nostri consumi energetici?

Risparmiare energia non vuol certo dire tornare al lume di candela, né peggiorare la nostra vita. Anzi, è vero il contrario: la tecnologia ci può aiutare nella lotta agli sprechi e il nostro stile di vita ha tutto da guadagnare se impariamo a preferire la qualità alla quantità.

La politica ci mette di fronte a posizioni contrastanti, rilanciare il nucleare e limitare gli incentivi alle energie rinnovabili. Noi siamo per una scelta per lo sviluppo delle fonti di energie alternative perché sono quelle fonti che si rigenerano almeno alla stessa velocità con cui si utilizzano, il che significa che sono potenzialmente infinite e hanno un impatto ambientale drasticamente ridotto rispetto alle fonti fossili (petrolio, carbone, metano) che tutti conosciamo. Questo subito non tra dieci anni.

Si crea più occupazione sia come nascita e trasformazione di imprese anche a conduzione familiari, sia come in termini assoluti di posti di lavoro. Subito e non tra dieci anni.

Senza nemmeno entrare la storica questione: che fine faranno le scorie nucleari.

 

LE FONTI DI ENERGIE RINNOVABILI sono:

 

• l’energia solare

• l’energia eolica

• l’energia geotermica

• l’energia da biomassa

• l’energia idroelettrica

 

Sono la speranza per il nostro futuro energetico perché potenzialmente possono fornirci tutta l’energia necessaria, con bassissime emissioni, liberandoci dai legami con i paesi produttori di petrolio e aiutandoci a rimanere negli accordi sottoscritti per il contenimento emissione di CO2.

 

A causa della pesante crisi economica degli ultimi tempi il numero delle persone in cerca di occupazione in Italia è fortemente in crescita, creare nuovi posti di lavoro è più che mai urgente. La strategia energetica può dare un contributo anche a questo problema. Valutare le fonti di energia anche in base ai posti di lavoro che possono creare diviene pertanto un aspetto non secondario.

 

Relativamente al nucleare Enel ha dichiarato che ognuno dei quattro cantieri previsti per costruire i reattori impiegherà 2.500 persone per cinque anni e in seguito in ogni centrale lavoreranno 500 persone, ovvero 2 mila nuovi posti di lavoro dal 2020 in avanti, se tutto andrà bene.

Le rinnovabili sono da meno? No. Ad esempio l’università Bocconi di Milano stima che le politiche energetiche del pacchetto europeo Clima – Energia, entro il 2020 potranno garantire investimenti per 100 miliardi di euro e creare 250 mila posti di lavoro nel 2020.

Relativamente al solo settore del fotovoltaico si stima 90 mila posti di lavoro nel 2020. L’Istituto per la competitività (I-com) il 17 novembre 2009 ha presentato uno studio dettagliato da cui emerge che, a seconda della capacità delle Imprese italiane, non solo di installare ma di entrare nel mercato delle cellule fotovoltaiche, il settore potrebbe creare, da un minimo di 25 mila fino a 210 mila posti di lavoro.

 E’ necessario recuperare il ritardo con cui l'Italia ha iniziato a sviluppare, soprattutto in concomitanza con la crisi, le principali fonti rinnovabili. L'industria nazionale è  in posizione di svantaggio rispetto agli altri più importanti paesi europei che hanno adottato da tempo le nuove tecnologie produttive. A causa di ciò, attualmente una quota consistente dei componenti dei nuovi impianti  sono importati, con l'effetto di ridurre la capacità dei nuovi investimenti di attivare la produzione nazionale.

La riduzione della dipendenza dalle importazioni richiede un riposizionamento competitivo della industria nazionale da sostenere con un orientamento deciso e permanente della politica energetica pubblica a favore della ricerca e della innovazione tecnologica. Rilanciando il nucleare tutto questo viene vanificato.

 

Su questa base è necessario creare una sinergia di forze capace di condizionare le scelte politiche e imporre un percorso virtuoso per uno sviluppo che punta sulle fonti rinnovabili anche come opportunità occupazionale.

 
APPELLO AGLI ANTINUCLEARI E FILO RINNOVABILI PDF  | Stampa |  E-mail
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Car* compagn* ed amic*,

Berlusconi e Scajola, Confindustria e ENEL, Veronesi e Chicco Testa vorrebbero convincere il popolo cui apparteniamo del “Rinascimento nucleare” snobbato da tutti, ma, secondo loro, necessario all’Italia. Non sappiamo se dopodomani questo governo ci sarà ancora, ma con la spinta all’atomo dovremo farci i conti, perché l’opzione del nucleare civile ha origine anche nel gioco internazionale della potenza, che ci coinvolge nelle missioni militari all’estero, sulle rotte delle risorse energetiche del pianeta. Il monopolio mediatico di chi vuole convincere la gente comune è all’opera per un piano di centrali addirittura di 13000 Megawatt, a partire dai quattro reattori EPR da 1600 Megawatt ciascuno, concordati con la Francia per un costo complessivo preventivato di 20 miliardi, di fatto di oltre 30 miliardi di euro. Insistono perché fanno parte di un passato e di un sistema di potere che vorrebbero continuare ad imporci, proprio quando siamo in presenza di alternative praticabili. Si tratta della riduzione dei consumi, dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, sostenute e favorite da soluzioni scientifiche d’avanguardia, dalla realizzazione di filiere industriali che offrono buona occupazione in un periodo di crisi e  dalla diffusione di esperienze locali che valorizzano il territorio, consumano meno natura e non lasciano scorie ineliminabili per le future generazioni (e da tenere sotto un controllo militarizzato nell’immediato). In fondo, il potere che rilancia il sistema centralizzato dei grandi impianti come i reattori atomici e persegue un controllo militare della società, vuole assicurare il comando e il controllo dell'economia nelle mani di pochi e contrastare l’idea di democrazia e partecipazione necessaria a costruire il nostro futuro. Un futuro in indispensabile discontinuità con il sistema della potenza e del profitto che minaccia la sopravvivenza della vita sul pianeta e con la globalizzazione di un’economia dissipativa a spese dell’ambiente naturale e dell’uguaglianza sociale. Noi non solo rifiutiamo il nucleare come tecnologia pericolosa e distruttiva, in cui gli aspetti civili sono difficilmente distinguibili da quelli militari, ma perseguiamo stili di vita sobri e improntati alla convivialità, la sufficienza e la riduzione dei consumi non necessari, un sistema di autogoverno del territorio indispensabile per risolvere la crisi ambientale. Mettiamo al centro  vita, giustizia sociale, relazioni comunitarie e virtuose con la natura, valorizzazione dell’interculturalità e della creatività, sovranità popolare.

Per questo abbiamo presentato una proposta di legge di iniziativa popolare a sostegno del risparmio energetico e della diffusione delle rinnovabili, che vi invitiamo a prendere in considerazione ed a sostenere sottoscrivendola e proponendola  alla firma dei cittadini.

Il nucleare è costoso e mostruoso, genera pochissimi posti di lavoro rispetto alle rinnovabili, accentra denaro, potere e rischi, presenta oscure implicazioni militari, lasciando una ipoteca enorme alle generazioni future. Opporsi al nucleare significa ripensare e ripensarci, rompere il quadro statico che vorrebbero imporci per rispondere alla crisi con le stesse ricette che l’hanno provocata.

Ripensare il nostro stile di vita e di consumo perché il pianeta e' unico e condiviso e l'energia è questione sociale, dato che nel sistema in vigore si bruciano risorse di tutti, si inquina l'aria che tutti respiriamo e si consuma suolo di madre terra. Non lasciare scorie pericolose è necessario alla sopravvivenza dei nostri figli e nipoti ed alla tranquillità del presente. Non sprecare è intelligente. Costruire case autosufficienti e' intelligente. Ridurre i consumi e' lungimirante e non segno di miseria. Costruire una società in cui la generazione di energia e' distribuita e non esistono centri di potere che "comandano" i flussi di energia equivale a corresponsabilizzare le comunità territoriali e a promuovere da subito centinaia di migliaia di posti di lavoro di indubbia utilità sociale. Inoltre, l’energia di fonte naturale necessaria può essere integrata con gli altri beni comuni come il cibo, la terra e l’acqua. Con le fonti naturali rinnovabili tutto ciò è possibile.

Antinucleari, allora, ma, contemporaneamente, in lotta per un modello alternativo da costruire insieme, fondato sul passaggio dalle fonti fossili e nucleari alle rinnovabili per una società di pace.

Noi del Collegamento lombardo “Energia Felice” siamo convinti che, sull’impostazione di contenuto e di metodo sopra sommariamente tratteggiata, possano ritrovarsi anche le altre realtà e reti di opposizione al nucleare che si stanno costruendo e costituendo: possiamo e dobbiamo collegare le organizzazioni con base sindacale, impegnate nella conversione “verde” dell’apparato industriale nel momento stesso in cui difendono posti e condizioni di lavoro, con i comitati territoriali che prevedono una combinazione di azione diretta e di iniziative legali, con – ancora – i gruppi impegnati sul terreno del consumo critico o della contestazione pacifista delle spese e delle strutture belliche.

Il Forum dell’acqua pubblica può farci da modello con la sua campagna referendaria unitaria, capace di mettere insieme nell’operatività reti ed organizzazioni sì distinte, ma ad un tempo assolutamente convinte che ricercare punti di convergenza ed incrociare i percorsi costituisca una condizione imprescindibile per contare tutti di più e portare a casa risultati che vanno in direzione delle nostre speranze di alternativa.

Di qui la nostra proposta:

No al nucleare, si alle rinnovabili: incontriamoci e colleghiamoci per mettere insieme le forze

 
IL NUCLEARE E' UN IMBROGLIO - VOLANTINO DEL COMITATO ZONA8 DI MILANO PDF  | Stampa |  E-mail
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IL NUCLEARE E’ UN IMBROGLIO

LAVORIAMO CON L’ALTERNATIVA DELLE RINNOVABILI:

FIRMA LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

 

Il 7 giugno 2010 è stata depositata in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo: “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”. 50.000 firme valide di cittadini (almeno), da raccogliere entro il Natale 2010, dovranno stimolare il Parlamento a discutere linee di politica energetica compatibili con le direttive e gli standard europei e capaci di indicare un’alternativa ai piani atomici, che non sono assolutamente una risposta.

 

Il nostro tempo è segnato da due problemi straordinari:

- l’essere in esaurimento delle fonti fossili ( petrolio innanzitutto) e dei minerali

- l’aumento della temperatura sul pianeta provocata dalla combustione dei fossili che ha aumentato l’anidride carbonica (CO2 )

Per far fronte ai due problemi è necessario:

A   sviluppare in modo massiccio fonti rinnovabili di energia ( solare, fotovoltaico, eolico, geotermico)che devono essere promossi con incentivi pubblici e l’utilizzo della leva fiscale.

B   ridurre i consumi di energia favorendo i mezzi pubblici,le biciclette, riutilizzando le risorse, diminuendo i rifiuti

C   aumentare l’efficienza energetica con la riqualificazione  degli edifici e degli elettrodomestici

 

CIÒ CHE NON SI DEVE ASSOLUTAMENTE FARE È RITORNARE AL NUCLEARE CIOÈ COSTRUIRE NUOVE CENTRALI NUCLEARI

 

Dobbiamo rifiutare il nucleare, come abbiamo già fatto nel referendum del 1987  perché:


1   le centrali nucleari hanno costi molto elevati (5 miliardi di euro l’una) che gravano sulle nostre finanze e richiedono tempi di costruzione molto lunghi (10 anni circa)

2   le centrali nucleari continuano ad avere problemi di sicurezza per le popolazioni. La radioattività è una delle cause dell’aumento di leucemie e tumori

3    le centrali nucleari hanno  problemi di smaltimento delle scorie radioattive e del materiale nucleare  ( non abbiamo ancora smaltito le scorie delle centrali nucleari di 30 anni fa. Nella bolletta alla voce A2 paghiamo una retta per il loro smaltimento. 11 regioni non le vogliono sul loro territorio.  Purtroppo la LOMBARDIA  si è data disponibile ad ospitarle )

4   l’uranio che serve per le centrali nucleari è una risorsa in via di esaurimento ( ci sarà solo fino al 2050) e costa moltissimo, richiede molta energia per estrarlo

5   le centrali nucleari richiedono enormi quantità d’acqua e producono CO2  durante l’estrazione, il trasporto, la purificazione e l’arricchimento dell’uranio ,  durante la costruzione delle centrali e nella fase di smantellamento

6   il nucleare civile è legato al nucleare militare, espone quindi il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo ( è l’argomento che viene portato contro l’Iran)

7  il nucleare civile è un modello che richiede sistemi di gestione autoritari, centralizzati ed antidemocratici. Non a caso il governo Berlusconi militarizza le nuove centrali nucleari civili.

 

Comitato  zona8 -Milano

SI rinnovabili NO nucleare 

via Borsieri, 12 – 20159 Milano –www.energiafelice.it

Tel. 3400-878893 // 335-1401703


 

 
IL SOLARE COSTA MENO DEL NUCLEARE. UN ARTICOLO DEL NEW YORK TIMES SU UNO STUDIO AMERICANO PDF  | Stampa |  E-mail
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 NEW YORK - Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», afferma Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.

COSTI FOTOVOLTAICO IN DISCESA - Secondo lo studio di Blackburn negli ultimi otto anni il costo del fotovoltaico è sempre diminuito, mentre quello di un singolo reattore nucleare è passato da 3 miliardi di dollari nel 2002 a dieci nel 2010. In un precedente studio Blackburn aveva dimostrato che se solare e eolico lavorano in tandem possono tranquillamente far fronte alle esigenze energetiche di uno Stato come il Nord Carolina senza le interruzioni di erogazione dovute all’instabilità di queste fonti. I costi dell'energia fotovoltaica, alle luce degli attuali investimenti e dei progressi della tecnologia, si ridurrà ulteriormente nei prossimi dieci anni.

COSTI NUCLEARE IN CRESCITA - Mentre, al contrario, i nuovi problemi sorti e l'aumento dei costi dei progetti hanno già portato alla cancellazione o al ritardo nei tempi di consegna del 90% delle centrali nucleari negli Stati Uniti, spiega Mark Cooper, analista economico dell'Istituto di energia e ambiente della facoltà di legge dell'Università del Vermont. I costi di produzione di una centrale nucleare sono regolarmente aumentati e le stime sono costantemente in crescita.

 
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Rapporto IPCC

 
Sintesi del rapporto integrale approvato a Parigi dagli scienziati dell’Ipcc, il panel Onu che studia i cambiamenti climatici, a cura del climatologo Vincenzo Ferrara.

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