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Breve cronistoria del nucleare in Italia di Walter Mancini |
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29 Luglio 1975 il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare presenta al CIPE il programma energetico nazionale (PEN). Negli anni precedenti 1973-1974 l’Enel aveva ordinato quattro centrali nucleari da 1000 megawatt ciascuna. La decisione era spiegata dall’aumento di richiesta energetica su scala nazionale. Il PEN prevedeva che la potenza nucleare in servizio nel 1985 avrebbe dovuto essere compresa fra un minimo di 20.400 e un massimo di 26.400 megawatt, per arrivare nel 1990 ad una potenza nucleare compresa tra un minimo di 46.100 e un massimo di 62.100 MW. Come è facile intuire le previsioni avanzate nel PEN del ’75 erano del tutto sballate, (nel 2006 infatti, l’Italia aveva una capacità elettrica istallata pari a 88.300MW a fronte di una richiesta di 55.600MW). Il 1975 è comunque l’anno in cui si accelera sulla scelta del nucleare nel nostro Paese, anche perché siamo a pochi mesi dopo il primo forte aumento del prezzo del greggio. Le tappe sono le seguenti:
• 29 luglio presentazione del Piano Energetico Nazionale al CIPE • 2 agosto approvazione della legge sulle localizzazioni • 23 dicembre approvazione del PEN da parte del CIPE
Le cose però non andarono lisce, ben presto si vide che le previsioni energetiche erano sballate, i soldi non bastavano e iniziarono a emergere le prime proteste anti nucleariste.
Novembre 1976 la Commissione Industria della Camera dei Deputati, presieduta dall’On. Fortuna, avvia un’indagine conoscitiva che si concluse nell’aprile del 1977 e che produsse un documento destinato al Governo e al CIPE.
Dicembre 1977 viene approvato dal CIPE il secondo programma energetico nazionale. Con questo secondo PEN, in base alle conclusioni della Commissione Fortuna, si decide di costruire in Italia “soltanto” 12/13 centrali nucleari da avviare entro il 1985.
Nel 1979 l’ENEA pubblica il documento denominato “Carta dei siti” che indicava le possibili zone in cui localizzare le centrali. Questo documento non è mai stato modificato.
Marzo 1979 scoppia l’incidente al reattore americano di Three Mile Island. Da questo momento viene messa in discussione la favola della sicurezza delle centrali nucleari.
Luglio 1981 il Ministro dell’Industria Pandolfi rende pubblico il terzo PEN nel quale si prevedeva che entro quel decennio sarebbero entrate in funzione le centrali di Caorso (850MW) e di Montalto di Castro (centrale con due unità da 1000MW ciascuna). Inoltre vengono individuati dei siti possibili per costruire altre centrali nelle seguenti Regioni:
• Piemonte (lungo il corso del Po); • Lombardia nella zona sud-orientale (Viadana e S. Benedetto Po) • Veneto nella zona sud-orientale • Toscana nell’isola di Pianosa • Campania sull’ultimo tratto del fiume Garigliano • Puglia nel Salento • Sicilia nel ragusano
26 Aprile 1986 ore 1:23 disastro al reattore nucleare di Chernobyl. Nel corso di un azzardato test di sicurezza un forte aumento della potenza e della temperatura del nocciolo del reattore 4 causò la rottura delle strutture di contenimento. Il contatto dell’idrogeno e della grafite incandescente con l’aria provocò l’esplosione e lo scoperchiamento del reattore. Una nube di materiale radioattivo ricadde dal reattore e contaminò una vasta area intorno alla centrale. Fu necessario evacuare centinaia di migliaia di persone. Moltissime le vittime nell’arco dei prossimi 50 anni a causa di questo incidente.
8 e 9 novembre 1987 si votò in Italia il referendum con i famosi tre quesiti sul nucleare che in realtà prevedevano:
1. l’abrogazione delle procedure per la localizzazione delle centrali elettronucleari; 2. l’abrogazione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari; 3. l’abrogazione della partecipazione dell’ENEL alla realizzazione di impianti elettronucleari all’estero.
Così si conclude l’avventura italiana al nucleare. Avventura che vorrebbero mettere di nuovo in modo dopo oltre 20 anni dall’esito di quel referendum.
18 Giugno 2008 il Consiglio dei Ministri approva il Piano triennale per lo sviluppo. In questo piano si definiscono le prime norme per la Strategia energetica nazionale, da approvare entro il giugno 2009. Fra queste si definisce il ritorno al nucleare, con l’obiettivo di arrivare a coprire il 25% del fabbisogno elettrico nazionale con l’energia atomica.
Agosto 2008 il Parlamento italiano approva la legge 133. L’art. 7 conferma le linee del Piano e delega al Governo la definizione entro dicembre 2008, dei criteri e dei siti di localizzazione degli impianti, delle misure compensative da riconoscere alle popolazioni e la costituzione delle autorità di controllo della sicurezza. |