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2017: il riscaldamento prosegue senza sosta

La rituale disamina della stima delle temperature medie globali dell’anno appena terminato mediante l’analisi dei dati grezzi e grigliati NCEP/NCAR mostra come il 2017 non abbia battuto il record stabilito un anno fa dal 2016, ma ci sia andato comunque molto vicino. Infatti, nella classifica degli anni più caldi, il 2017 si colloca al secondo posto, sopra il 2015, e il valore di anomalia , +0,51 °C rispetto al periodo 1981-2010, supera ancora +1°C rispetto all’inizio del secolo. Le considerazioni finali purtroppo confermano quanto già affermato negli anni precedenti.

Da tre anni questo articolo, che ormai tradizionalmente prepariamo commentando l’anno appena trascorso sulla base delle temperature del database NCEP/NCAR, iniziava sottolineando come l’anno appena passato fosse risultato “il più caldo dall’inizio delle misure”, battendo il record di temperatura media globale dell’anno precedente (vedi qui, qui e qui). E, diciamolo, cominciava ormai a diventare un fatto noioso e scontato.

Salutiamo, quindi, come una novità il fatto che il 2017 non abbia battuto per la quarta volta consecutiva il record dell’anomalia di temperatura media globale! Ma non c’è da esultare troppo, tuttavia. Perché, nella speciale classifica degli anni più caldi (tabella 1), il 2017 si piazza al… secondo posto! E considerando che la prima metà dell’anno ha visto un indice ENSO sostanzialmente neutrale o debolmente positivo (fase El Niño), e la seconda metà dell’anno un valore nettamente negativo (fase La Niña), come evidenziato dettagliatamente in questa disamina (ma si vedano anche i nostri articoli al riguardo, qui e qui), questa volta non si può dare la colpa a questa teleconnessione tra oceano e atmosfera.

Notiamo anche come la proiezione ottenuta usando i dati ufficiali dei due database GISS e HADCRU (nei quali, onde ottenere la media annua, è stato usato il valore di dicembre 2016 per sopperire al dato ancora mancante di dicembre 2017) confermino sostanzialmente i valori di anomalia (anche se l’ultimo fornisce un valore inferiore che posizionerebbe il 2017 al terzo posto, dopo il 2016 e il 2015).

Tabella 1: Anomalie di temperatura media globale (in °C) riferite al periodo 1981-2010 per i database NCEP/NCAR (seconda colonna), GISS (quarta colonna) e HADCRU (ultima colonna). Per questi ultimi due database, il valore riportato contiene la media annua calcolata usando l’anomalia di dicembre 2016. Per confronto, la terza colonna riporta le anomalie di temperatura media globale riferite ad un “rettangolo” di globo terrestre contenente l’Italia.

L’analisi delle anomalie termiche globali del 2017 mese per mese (tabella 2, tutte espresse rispetto al periodo di riferimento 1981-2010) mostra come tutti i mesi dell’anno siano risultati più caldi rispetto alla media globale. In particolare, marzo si è distinto come il mese con l’anomalia maggiore e giugno con quella minore, mentre a livello stagionale la parte finale dell’inverno e il periodo agosto-ottobre sono stati quelli con le anomalie maggiori.

Tabella 2: Anomalie di temperatura media (in °C) riferite al periodo 1981-2010 (database NCEP/NCAR) e relative all’intero globo terrestre (seconda colonna) e al “rettangolo” contenente l’Italia (terza colonna).

A livello globale l’anomalia del 2017 nel suo complesso (Figura 1) si è manifestata con i massimi più pronunciati, tanto per cambiare, alle latitudini altissime del mar glaciale artico, sopra l’Europa e sopra l’Asia nordorientale, dove si sono superati i +5 °C; anche Europa meridionale, nord America e Asia hanno fatto registrare anomalie positive con isolinee superiori a 1 °C.

Figura 1: anomalie termiche dell’anno 2017 a scala globale (dati NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

 

L’Italia

Nella tabella 2, a titolo di paragone, sono state riportate le anomalie mensili relative all’Italia (al fine di derivare l’anomalia media sull’Italia, dal momento che i dati usati hanno una risoluzione di 2.5° in latitudine e longitudine, è stato considerato il rettangolo di mondo compreso tra le latitudini 35°N e 47,5°N e le longitudini 7,5°E e 17,5°E). Tali anomalie sono (o dovrebbero essere) quelle che guidano le nostre sensazioni, ed evidenziano come, a differenza di quanto sia avvenuto a livello globale, in quattro mesi (gennaio, settembre, novembre e dicembre) si siano registrate anomalie negative, in quattro mesi anomalie positive ma inferiori a 1°C, e negli altri quattro mesi anomalie positive e superiori a 1°C. In questi mesi, giugno (il mese con l’anomalia minore a livello globale) è stato in Italia il mese più caldo rispetto alla media (tutte le anomalie sono espresse rispetto al periodo di riferimento 1981-2010).

Su un territorio estremamente più ristretto rispetto al globo terrestre, è assolutamente normale che le oscillazioni di temperatura appaiano più marcate rispetto alle medie globali, e non vi è da stupirsi neppure se, in alcuni mesi, esse appaiano anche in controtendenza rispetto alle medie globali. Lo stesso discorso vale anche prendendo in considerazione le medie annue (tabella 1): anche in questo caso si evidenzia come ciò che abbiamo vissuto non sia rappresentativo della media globale, ma rifletta fenomeni ed accadimenti a carattere più locale e regionale.

Vediamo comunque alcuni di questi mesi con le anomalie maggiori che hanno caratterizzato il 2017 in Italia ed Europa (sempre ricordando che il database contiene dati su punti griglia equispaziati di 2,5° in latitudine e longitudine, in linea di massima assimilabili a 250 km circa).

Nel mese di giugno (Figura 2) si è registrata l’anomalia maggiore, con +2,08 °C; dalla figura si può notare come essa abbia coinvolto praticamente l’intero territorio nazionale, con il nord ed il centro Italia, oltre alla Francia ed alla penisola iberica, avvolti dall’isoterma 2°C, e con valori soltanto leggermente inferiori al sud Italia.


Figura 2: anomalie termiche del mese di giugno 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

Per quanto riguarda agosto (Figura 3, anomalia di 1,75 °C), l’Italia centrale ha fatto registrare un’anomalia di oltre 3°C, mentre il resto del territorio ha fatto registrare valori superiori a 2°C, e solo le isole e le Alpi valori inferiori.


Figura 3: anomalie termiche del mese di agosto 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

A marzo, invece, (Figura 4, anomalia di 1,72 °C), il nord Italia, e segnatamente il nordovest, hanno mostrato anomalie superiori a 2,5°C, mentre in Sicilia è stata inferiore a 1°C.

Da notare come, nei tre casi, solo a marzo l’anomalia positiva ha coinvolto praticamente l’intera Europa, mentre negli altri due casi le latitudini più settentrionali hanno fatto registrare anomalie negative anche vistose.


Figura 4: anomalie termiche del mese di marzo 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

Gennaio è invece stato il mese che ha mostrato l’anomalia minore (Figura 5, valore di -2,06 °C); in tale mese, i versanti orientali ed il nord sono stati i più freddi, mentre l’isoterma -2 °C ha diviso l’Italia. Da notare come il nord Europa, in tale mese, abbia sperimentato una vistosa anomalia positiva.


Figura 5: anomalie termiche del mese di gennaio 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

A dicembre (Figura 6, anomalia di -0,53 °C), mese appena conclusosi, tutto il territorio nazionale ha fatto registrare un’anomalia negativa. Anche in questo caso, si possono notare, oltre alle anomalie molto positive alle alte latitudini, i valori superiori a +4 °C in Europa orientale.


Figura 6: anomalie termiche del mese di dicembre 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

Anche settembre (Figura 7, anomalia di -0,67 °C) ha fatto registrare un’anomalia negativa, ma in questo caso con una forte asimmetria sul territorio nazionale, tagliato da molte isolinee. I minimi hanno riguardato l’estremo nordorientale (inferiori a -1 °C), mentre la Sicilia ha mostrato anomalie lievemente positive. A settembre, inoltre, come già accaduto negli altri casi, solo una limitata porzione dell’Europa, quella sudoccidentale (con l’esclusione della Spagna e con una lingua fin sulla Tunisia), ha mostrato anomalie negative.


Figura 7: anomalie termiche del mese di settembre 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

 

L’Europa

Per quanto riguarda l’anomalia del 2017 nel suo complesso sull’Europa, la situazione è descritta molto bene nella mappa (Figura 8): praticamente tutta l’Europa si è trovata in anomalia positiva, con valori di oltre 1 °C alle alte latitudini, sulla parte sudorientale, e sulla penisola iberica, e poche zone con anomalia inferiore a 0,5 °C.


Figura 8: anomalie del 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in °C riferiti al periodo 1981-2010).

 

Le precipitazioni

È interessante notare come esista una buona correlazione con la piovosità. Va però notato che la mappa di questa grandezza, mostrata in Figura 9, registrata in questo database come intensità di precipitazione (in mm al giorno), risente ovviamente della risoluzione molto bassa del grigliato e non è in grado di evidenziare gli effetti orografici locali, come nel caso delle Prealpi, per cui va interpretata come segnale a grande scala.

In particolare, si nota come le aree con precipitazioni più abbondanti della norma (Europa centrale e – in parte – settentrionale, Mediterraneo orientale) siano anche state quelle con le anomalie termiche minori. Questo non è dovuto soltanto alla mancata insolazione, ma anche al feedback con l’umidità del terreno (si veda qui per una discussione più approfondita). Si noti che, al fine di interpretare correttamente il segnale della precipitazione, un’anomalia di 0,3 mm/giorno (quale quella, negativa, presente sul mar Tirreno) corrisponde, in un anno, ad un’anomalia complessiva di 120 mm. Inoltre, va detto che una mappa di questo tipo non tiene in conto l’informazione relativa alla tipologia e frequenza delle precipitazioni (come noto, un singolo temporale violento che scarichi decine di mm non compensa mesi di siccità pregressa), e sarebbe più utile analizzare l’umidità del suolo, che tuttavia non è presente su queste mappe (o meglio, la variabile c’è ma il grigliato troppo poco risoluto la penalizza).


Figura 9: anomalie di precipitazione del 2017 in Europa (dati
NCEP/NCAR, valori in mm/giorno riferiti al periodo 1981-2010).

 

Conclusione

In definitiva, la disamina generale di quanto accaduto nell’anno appena terminato, al di là di qualche peculiarità geografica, conferma le tendenze già viste in quasi tutti gli ultimi anni: il riscaldamento globale prosegue senza sosta, specialmente nell’emisfero settentrionale, e le aree prossime al circolo polare artico mostrano le anomalie positive più vistose. La spirale termica (si veda qui) continua ad allargarsi…

 

Testo di Claudio Cassardo

News - Quali saranno gli impatti della presidenza Trump sul versante energetico-ambientale?

Le posizioni del tycoon sono note. Ritiene che il riscaldamento del pianeta sia una bufala e intende quindi sfilarsi dall’Accordo di Parigi. Vuole tagliare gli investimenti climatici sia negli Usa che a livello internazionale. L'editoriale su Nextville a firma di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia.

Ha dichiarato che il paese deve raggiungere durante il suo mandato la piena indipendenza ed intende quindi rilanciare l’estrazione dei combustibili fossili, ad iniziare dal carbone. Ha attaccato le fonti rinnovabili considerate costose e impattanti.

E i primi segnali del cambio di guardia sono decisamente preoccupanti. Alla testa dell’EPA è stato proposto Myron Ebell, indicato dagli ambientalisti a Parigi come uno dei sette "criminali del clima". Il prossimo responsabile dell’ambiente Usa, che proviene dal Competitive Enterprise Institute, una associazione finanziata tra gli altri dal gruppo carbonifero Murray Energy, intende smantellare il Clean Power Plan, predisposto proprio per eliminare gli impianti a carbone più inquinanti.

Ma andiamo con ordine per valutare quali potranno essere gli impatti di questa presidenza considerando che potranno esserci significative differenze tra le roboanti declamazioni elettorali e le scelte che verranno adottate, come dimostra il cambio di marcia di Trump sull’Obamacare o sull’inchiesta da aprire sulla Clinton.
La prima impressione è che il ribaltamento delle priorità sul clima avrà conseguenze negative sia interne che a livello internazionale, ma che esso arriva troppo tardi per fermare il treno del cambiamento.

continua a leggere l'articolo di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e Qualenergia, su Nextville.

 

Siamo entrati nell’Antropocene, adesso usciamone

 

La notizia che le concentrazioni di anidride carbonica (CO2) hanno stabilmente superato la soglia (psicologica) di 400 ppm (parti per milione) è l’occasione per fare il punto della situazione. Le concentrazioni di CO2 in epoca preindustriale – misurabili grazie alle bolle d’aria intrappolate nei ghiacci dei poli – erano di 278 ppm e tali sono stati per un lungo periodo. Questa variazione è il motivo principale (con le concentrazioni di altri gas e la deforestazione) per cui la temperatura media globale del pianeta è già cresciuta di 1°C rispetto all’era preindustriale.

Le concentrazioni di CO2 che osserviamo oggi sono le più alte da circa 1 milione di anni, come finora riscontrate dagli studi paleoclimatici. Questo cambiamento nella composizione dell’atmosfera, assieme ad altri stravolgimenti dei cicli biogeochimici naturali, ha portato a definire la presente epoca come Antropocene – la definizione si deve al Paul Crutzen, Nobel della Chimica – e cioè una nuova era geologica che è iniziata, in cui le attività dell’uomo sono diventate determinanti mettendo fine all’Olocene, era nella quale si è sviluppata la nostra specie.

Anzitutto, è bene ricordarlo, la CO2 è il più importante dei gas a effetto serra, ma non è l’unico. Vanno aggiunti altri gas che pur in concentrazioni inferiori danno un contributo ulteriore al riscaldamento globale (come il metano, il protossido d’azoto, i gas fluorurati, e altri ancora) mentre va sottratto il contributo di raffreddamento degli aereosol (particolato fine) che hanno invece un effetto opposto – riflettendo la luce del sole – di raffreddamento.

Questi contributi possono essere espressi in termini di “CO2 equivalente” e, da questo punto di vista, le concentrazioni dei gas a effetto serra sono in realtà prossime ai 450 ppm e con l’effetto di raffreddamento degli aereosol scenderemmo a circa 410 ppm equivalenti. A 430 ppm la probabilità di superare il 1,5°C sarebbe superiore al 50%, mentre la soglia dei 2°C è a 530 ppm. Abbiamo davvero pochi anni per agire seriamente: le emissioni di gas serra devono scendere e anche rapidamente.
Ciò che finora ha spinto maggiormente questa dinamica dalla rivoluzione industriale ad oggi è l’uso dei combustibili fossili che hanno alterato la dinamica del ciclo naturale del carbonio, rimettendo in circolo grandi quantità finite sottoterra in forma di carbone, petrolio e gas naturale. Le emissioni complessive dal settore della produzione di energia e cemento superano i 35 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno. Il motivo per cui le concentrazioni vanno aumentando è che la capacità di assorbimento della biosfera – nelle foreste, negli oceani – non arriva alla metà di quello che viene emesso. E, siccome la CO2 permane mediamente in atmosfera per tempi superiori al secolo, questa va accumulandosi producendo un aumento delle temperature. Peraltro, l’assorbimento di CO2 da parte degli oceani – il gas viene fissato dalle alghe – sta contribuendo ad acidificare i mari, fenomeno che desta preoccupazioni crescenti tra gli esperti per le conseguenze sull’ecosistema marino.

Per evitare il peggio – scenari di aumento della temperatura superiori ai 2°C – è necessaria una rapida inversione di tendenza. L’Accordo di Parigi, raggiunto dopo 25 anni di confronti sterili, ha fissato un quadro politico generale ma gli impegni volontari presi finora com’è noto non bastano. La quantità di emissioni di CO2 che ci porterebbe fuori dall’obiettivo di 2°C è stata stimata in 1000 miliardi di tonnellate dall’era preindustriale: nel 2011 già metà di questa quantità era stata emessa e per questa ragione le emissioni vanno pressoché azzerate nella seconda metà del secolo.

Vedremo se la COP 22, che si tiene a Marrakech in Marocco a partire dal 7 novembre manterrà la dinamica dell’Accordo di Parigi che sarà appena entrato in vigore, con un tempo quasi record e mai visto negli accordi ambientali internazionali. E cioè se farà progressi la revisione degli impegni volontari che deve procedere più rapida: per evitare il peggio non mancano né la tecnologia né le risorse finanziarie, quello che scarseggia infatti è il tempo. E la natura non sente ragioni politiche.

* L’autore è direttore di Greenpeace Italia


 

 

2015: temperature record con distacco

L’analisi dei dati grezzi e grigliati NCEP/NCAR relativi all’anno appena terminato, che riproponiamo ad ogni inizio anno per capire come si colloca l’anno appena trascorso, questa volta non lascia dubbi: il 2015 risulta per il secondo anno di fila l’anno più caldo dall’inizio delle misure. Un risultato ampiamente previsto, e un record straordinario favorito anche dall’intenso episodio di El Niño. Il 2015 quini ha “stracciato” gli anni precedenti, e il valore dell’anomalia complessiva è ormai +1°C rispetto all’inizio del secolo.

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