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Come cambiare questa Strategia Energetica Nazionale

 

I termini per la presentazione delle osservazioni al Ministero dello Sviluppo Economico sulla proposta di Strategia Energetica Nazionale, già previsti per il 12 luglio, sono stati spostati al 31 agosto prossimo.

Molte critiche e osservazioni interessanti, e che condividiamo, sono già state presentate, tra queste ricordiamo quelle delle maggiori Associazioni ambientaliste, in particolare segnaliamo le Considerazioni del Gruppo di Scienziati di Bologna energieperlitalia.it (coordinatore:Vincenzo Balzani) oltre, naturalmente, a quelle dei Comitati scientifici di “Sì alle rinnovabili, No al Nucleare”, “Movimento Ecologista”, “Energia Felice” e Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile (CIRPS).

Ma rimandando a questi, ed altri, approfondimenti specifici, poniamo due questioni, collegate tra loro.

Quanto pensiamo possono incidere, sulla proposta di SEN, le critiche, le osservazioni, le indicazioni propositive, poste dal vasto e articolato fronte che denuncia i cambiamenti climatici e la necessità di una rapida transizione del modello energetico?

Abbiamo l'impressione che possano farlo poco, che l'attenzione dei decisori politici, purtroppo di quasi tutti gli schieramenti, sia rivolta altrove, ai grandi interessi forti delle fonti fossili, a scelte contingenti e non di lungo periodo.

Se fosse vera questa impressione, dobbiamo chiederci allora cosa sarebbe necessario, e cosa si può, fare, per tentare invece di cambiare queste scelte di fondo.

Le realtà dell'associazionismo, dei comitati, dei movimenti sociali – a partire da quelle che hanno aderito alla Coalizione Clima – dovrebbero (dovremmo) interrogarci meglio su questo punto.

Oltre alle dichiarazioni comuni di carattere generale - più o meno avanzate - che si riescono a fare, (tenendo conto delle storie, culture, obiettivi, ragioni sociali e motivazioni diverse, che abbiamo) potremmo riprendere l'impegno – del manifesto costitutivo - a declinare, nei propri ambiti di attività e nelle proprie iniziative, le azioni coerenti necessarie per contrastare i cambiamenti climatici.

Ognuno, a partire dagli ambiti della propria specifica attività, potrebbe articolare meglio, non solo nelle prese di posizione, ma in tutte le iniziative nelle quali è impegnato, le implicazioni e le scelte che sarebbero necessarie, anche in contesti specifici, settoriali e territoriali. Sarebbe poi necessario far circolare queste esperienze, socializzarle, estenderle, coordinandosi con tutti coloro che possono essere coinvolti.

Proprio perché le strategie verso la decarbonizzazione devono coinvolgere coerentemente il complesso delle politiche energetiche, climatiche, ambientali e quindi anche i modelli produttivi, economici e sociali, attraverso la conversione dei modelli di consumo, dei sistemi di mobilità, dell'organizzazione delle città, delle abitazioni, degli stili di vita dei cittadini, non bastano solo scelte centralizzate. Non bastano atti normativi e programmatori coerenti, da parte dei decisori politici ai vari livelli, è necessario che le intere (o gran parte delle) comunità siano coinvolte e si facciano carico con convinzione della sua concreta applicazione. Non è solo un problema di coinvolgimento, per ragioni di democrazia e partecipazione, che pure è importante, ma è soprattutto un problema di efficacia nella realizzazione degli obiettivi ipotizzati.

Questo necessario coinvolgimento vale per tutti gli ambiti della società: per il sistema produttivo e delle imprese, per i lavoratori, per i consumatori, per i cittadini e per le loro associazioni.

 

In particolare per il mondo produttivo, per le imprese e per i sindacati, questa strategia verso la decarbonizzazione, non può essere intesa come una concessione “agli ambientalisti”, ma piuttosto una indicazione di politica industriale che potrebbe essere colta da tutti i settori economici, promuovendo innovazioni tecnologiche e organizzative, nei settori produttivi e nei territori, che genererebbero lavoro qualificato e un vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi.

Anche solamente partire da iniziative diffuse per generalizzare le diagnosi energetiche e poi l'efficientamento dei cicli produttivi (magari recuperando l'Avviso comune Cgil Cisl Uil Confindustria del 2011, sull'efficienza energetica) oltre a dare vantaggi immediati, può fornire indicazioni per intervenire, non solo sui cicli attuali, ma anche sulle materie prime, sulla logistica, sugli scarti, sui rifiuti, ecc., ripensando anche alla tipologia dei prodotti e dei servizi.

Tematiche queste, applicabili non solo ai settori produttivi e industriali, ma in modo trasversale in ogni comparto.

Per le stesse associazioni dei consumatori, la loro naturale attenzione per i costi e i diritti dei consumatori non può essere disgiunta da quella sulla qualità dei beni, dei servizi e delle loro ricadute ambientali e sociali. Queste sensibilità, peraltro, si stanno diffondendo sempre più tra gruppi significativi di cittadini.

Su parte di queste materie le competenze sono delle Regioni e questo è coerente con un modello energetico fondato sulla generazione distribuita, sulle comunità energetiche, sull'uso razionale delle risorse di ogni territorio; questa transizione, per sua natura ha bisogno di una progettazione e di una gestione decentrata e non centralizzata.

Quindi un ruolo importante può essere svolto dalle Amministrazioni locali, ed è importante valorizzare importanti sperimentazioni e realizzazioni da parte di alcuni Amministratori.

Una ricognizione sui contenuti e gli effetti dei Piani Energetici Regionali (come di altri strumenti programmatori: mobilità, qualità dell'aria, consumo di suolo, gestione dei rifiuti, ecc.) e dei Piani di Azione sull'Energia Sostenibile, nei Comuni, sono necessari per verificare l'avanzamento di questi obiettivi.

Naturalmente queste piste di iniziative diffuse - opportunamente richiamate anche durante le iniziative del G7 M "ambiente alla base e non al vertice!" - non sono alternative al rivendicare strategie complessive più radicali e coerenti per la decarbonizzazione, anzi sono complementari, per comunciare a "praticare l'obiettivo" e aumentare la massa critica di coloro che possono sul serio farsi sentire e incidere.

 

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