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Noi e il nucleare Non lo abbiamo da quarant’anni ma la nostra bolletta continua a dipenderne

Abbiamo chiuso le nostre centrali da quarant’anni, ma il nostro sistema elettrico e le nostre bollette continuano ad essere influenzate dal nucleare. Perché? Motivo base è che siamo importatori di elettricità, lo siamo non perché non siamo in grado di produrre tutta quella che ci serve, anzi ne avevamo troppe di centrali e ne stiamo chiudendo parecchie2, ma perché esistendo dal 2004 un mercato all’ingrosso aperto a qualsiasi produttore, italiano o straniero che sia, ed essendo il nostro Paese distinto in diverse zone per la formazione del prezzo medio nazionale (PUN), la zona Nord (quella che consuma più elettricità), acquista in maniera regolare dalla Francia. 

Di quanta elettricità parliamo? Nel 2015 ne abbiamo importata una quantità pari a 50.849 GWh (46.747,5 nel 2014)3. Dalla Francia ne sono arrivati direttamente 15.520 GWh mentre ben 24.414 sono stati importati dai tralicci che ci mettono i comunicazione con la Svizzera ma l’elettricità importata non è tutta made in Suisse, una parte è ancora francese che transita dalla Svizzera. Perché importiamo elettricità nucleare? Per il motivo più semplice del mondo: perché costa meno di quella che produciamo in Italia con il gas. Questo fattore ha condizionato il nostro mercato elettrico fin dalla sua nascita, ma qualcosa sta cambiando e questa disponibilità economicamente conveniente sta probabilmente finendo.

Nove mesi record A segnalarlo è l’inversione dell’andamento del prezzo all’ingrosso dell’elettricità (il cosiddetto PUN), che negli ultimi anni è sempre calato grazie al ribasso del prezzo del gas e alla crescita delle rinnovabili, arrivando a valori molto bassi in questo 2016. Sino al 10 ottobre il PUN era intorno ai 45 euro la megawattora, ad aprile era sceso al valore record di soli 42,89. Ma a ottobre il record è stato negativo nel senso che si è toccato il prezzo più alto dell’anno: 53 euro (vedi grafico sottostante).

LEGGI TUTTO L'ARTICOLO di Roberto Meregalli, su martinbuber novembre 2016

 

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