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La prima evidenza deriva dall’analisi delle tendenze in atto:

  1. tendenza alla diminuzione delle precipitazioni, con ripercussioni sulla ricarica delle falde;
    b) tendenza di aumento delle temperature, in particolare negli 20 anni, con gli anni successivi al 1994 sempre superiori alla media delle temperature del XX secolo;
    c) tendenza all’aumento dell’aridità dei terreni (mostrata dalla diminuzione del PDSI – Palmer Drought Severity Index).
  2. Prima conclusione degli autori : “Anche se la variabilità naturale su scale secolari non può essere del tutto esclusa per questa regione, il trend di lungo termine e il recente aumento della frequenza delle siccità pluriennali e della temperatura superficiale sono coerenti con la storia temporale delle forzanti antropogeniche al sistema climatico”.
  3. Questa conclusione viene quindi rafforzata da un’analisi statistica delle precipitazioni.
    La serie temporale viene separata in una componente antropica, ottenuta stimando il valore atteso della precipitazione condizionato agli aumenti della concentrazione di CO2(in termini matematici una regressione), ed il residuo, ascrivibile invece alla variabilità intrinseca del clima.La distribuzione di questa serie residua è statisticamente diversa da quella della serie originaria, e presenta una riduzione di 2-3 volte della frequenza di intense siccità pluriennali, come quella recentemente verificatasi. Questo risultato evidenzia l’importanza della forzante di CO2nel favorire periodi siccitosi. In altre parole, non è ragionevolmente possibile spiegare la tendenza alla riduzione delle precipitazioni basandosi solo sulla variabilità naturale del clima, e solo l’effetto della CO2 permette di comprendere quello che è successo.

Il secondo argomento, decisivo, a favore della causa antropogenica è che i modelli climatici riescono a spiegare l’aumento delle siccità solo se considerano al loro interno la forzante climatica: “l’accordo tra i risultati dei modelli e le osservazioni supportano l’attribuzione del trend negativo secolare delle precipitazioni all’aumento dei gas serra di origine antropica e indicano un loro ruolo combinato e concomitante nella devastante siccità occorsa all’inizio del XXI secolo in Siria”.
L’ultima parte dell’articolo è dedicata al la spiegazione del meccanismo con cui si è creata la siccità anomala, ottenuta analizzando da una parte il trend delle variazioni di umidità specifica nel secolo scorso e dall’altra le differenze nelle circolazioni che favoriscono gli episodi di siccità. In particolare, gli autori hanno osservato una progressiva intensificazione di una condizione anticiclonica tra la Turchia ed il Mar Nero orientale, portatrice di correnti nordorientali più secche nell’area della mezzaluna fertile. A questa configurazione di lungo periodo, dovuta al cambiamento climatico, si è andata ad assommare una configurazione di breve periodo che è caratteristica dell’insorgenza di episodi siccitosi, e che invece blocca i flussi di aria umida dal Mediterraneo, con il risultato che le condizioni di siccità si sono aggravate sull’area della mezzaluna fertile.

La conclusione dunque è che c’è un legame fra l’influenza umana sul sistema climatico e la siccità disastrosa che ha portato al collasso l’agricoltura siriana. La rivolta popolare e la conseguente guerra hanno avuto certamente anche altre cause sociopolitiche, principalmente l’incapacità del regime siriano di fornire risposte alla crisi e le grandi masse di rifugiati della guerra in Iraq (su cui pure ci sarebbe l’influenza dei combustibili fossili…).

Non è possibile quantificare in quale misura la grande siccità causata dai cambiamenti climatici sia stato un fattore determinante nell’innescare la rivolta da cui è nato il conflitto siriano, in quanto i cambiamenti climatici sono un fattore che tende ad accentuare

Ma la cosa che è fondamentale considerare sono le ultime tre righe dell’articolo: “Questa recente siccità è stata probabilmente aggravata dai cambiamenti climatici indotti dall’uomo, e queste persistenti e profonde siccità potrebbero diventare ricorrenti in un mondo più caldo”. E non soltanto in Siria.

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Claudio Cassardo e Gabriele Messori

Tratto da Climalteranti.it

 

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