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Come i cambiamenti climatici hanno influito sulla guerra in Siria

Un recente articolo scientifico ha mostrato in modo chiaro come le tendenze di aumento delle temperature e di diminuzione delle precipitazioni nella mezzaluna fertile, legate al riscaldamento globale antropogenico, hanno reso molto più probabile il verificarsi di siccità disastrose, come quella del 2007-2010; questa ha causato una migrazione di massa di contadini verso le città siriane, fattore che ha contribuito alla rivolta contro il regime di Bashar al-Assad, in seguito degenerata in una guerra civile.

Ma è la conclusione dell’articolo che dovrebbe far ancor più riflettere. Ci sono a volte articoli scientifici che si leggono d’un fiato, e che impressionano per la loro chiarezza, nonché per la loro importanza. Perché mostrano con la freddezza e la serietà dei dati quali sono le conseguenze del riscaldamento globale causato dalle attività umane che già si stanno manifestando. Lo studio pubblicato nel marzo 2015 sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da 6 studiosi della Università della California e della Columbia University, intitolato “Climate change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought” è uno di questi. Oggetto dell’articolo è la mezzaluna fertile, cioè quella parte del pianeta dove gli esseri umani hanno iniziato a praticare l’agricoltura e la pastorizia, 12 mila anni fa. Molti considerano queste pratiche come l’origine della civiltà umana moderna. Proprio questa zona è stata colpita nel periodo 2007-2010 dal peggior periodo siccitoso da quando esistono dati strumentali di precipitazioni. Una siccità che ha avuto un effetto catastrofico verso un settore, quello agricolo, già messo in crisi da politiche insostenibili di sussidi e di irrigazione tramite pompaggi di acque di falda, che hanno causato il loro progressivo impoverimento. La scarsità delle acque di falda ha reso l’agricoltura siriana più dipendente dalle piogge annuali e quindi più vulnerabile alla siccità; e così la siccità iniziata nel 2006/2007 ha portato al collasso la produzione di grano siriana, ha fatto aumentare i prezzi dei generi alimentari e del foraggio per il bestiame, con conseguente impoverimento di agricoltori e pastori. Si è quindi registrata una migrazione di massa (1,5 milioni di persone) verso le città, che ha generato tensioni sociali aggiuntive a quelle già presenti a causa dei circa 1.2-1,5 milioni (!) di profughi della guerra in Iraq presenti in Siria. Nel 2010 gli sfollati interni sommati ai profughi iracheni raggiungevano il 20% della popolazione urbana siriana. Una cifra spaventosa, se si pensa alle tensioni che si verificano in Italia, in cui la quantità di profughi annui in rapporto alla popolazione (nel 2014: 170.000/40.000000= 0.4%) è circa 50 volte inferiore.
L’articolo discute senza reticenze come le cause delle insurrezioni e delle guerre civili siano tante e complesse, fra cui la rapida crescita della popolazione urbana, l’acuirsi della lotta per la sopravvivenza a causa di disoccupazione e criminalità, l’assenza di infrastrutture, le grandi diseguaglianze, nonché un feroce regime dittatoriale incapace di gestire la crisi. Ma è innegabile che la grande spinta all’urbanizzazione portata dalla siccità sia stata una concausa.

E veniamo al punto cruciale, ossia quanto questa grande siccità sia legata al riscaldamento globale causato dalle attività umane?

Su questo gli autori dell’articolo portano tre tipi di evidenze robuste.

crisi già esistenti.

La prima evidenza deriva dall’analisi delle tendenze in atto:

  1. tendenza alla diminuzione delle precipitazioni, con ripercussioni sulla ricarica delle falde;
    b) tendenza di aumento delle temperature, in particolare negli 20 anni, con gli anni successivi al 1994 sempre superiori alla media delle temperature del XX secolo;
    c) tendenza all’aumento dell’aridità dei terreni (mostrata dalla diminuzione del PDSI – Palmer Drought Severity Index).
  2. Prima conclusione degli autori : “Anche se la variabilità naturale su scale secolari non può essere del tutto esclusa per questa regione, il trend di lungo termine e il recente aumento della frequenza delle siccità pluriennali e della temperatura superficiale sono coerenti con la storia temporale delle forzanti antropogeniche al sistema climatico”.
  3. Questa conclusione viene quindi rafforzata da un’analisi statistica delle precipitazioni.
    La serie temporale viene separata in una componente antropica, ottenuta stimando il valore atteso della precipitazione condizionato agli aumenti della concentrazione di CO2(in termini matematici una regressione), ed il residuo, ascrivibile invece alla variabilità intrinseca del clima.La distribuzione di questa serie residua è statisticamente diversa da quella della serie originaria, e presenta una riduzione di 2-3 volte della frequenza di intense siccità pluriennali, come quella recentemente verificatasi. Questo risultato evidenzia l’importanza della forzante di CO2nel favorire periodi siccitosi. In altre parole, non è ragionevolmente possibile spiegare la tendenza alla riduzione delle precipitazioni basandosi solo sulla variabilità naturale del clima, e solo l’effetto della CO2 permette di comprendere quello che è successo.

Il secondo argomento, decisivo, a favore della causa antropogenica è che i modelli climatici riescono a spiegare l’aumento delle siccità solo se considerano al loro interno la forzante climatica: “l’accordo tra i risultati dei modelli e le osservazioni supportano l’attribuzione del trend negativo secolare delle precipitazioni all’aumento dei gas serra di origine antropica e indicano un loro ruolo combinato e concomitante nella devastante siccità occorsa all’inizio del XXI secolo in Siria”.
L’ultima parte dell’articolo è dedicata al la spiegazione del meccanismo con cui si è creata la siccità anomala, ottenuta analizzando da una parte il trend delle variazioni di umidità specifica nel secolo scorso e dall’altra le differenze nelle circolazioni che favoriscono gli episodi di siccità. In particolare, gli autori hanno osservato una progressiva intensificazione di una condizione anticiclonica tra la Turchia ed il Mar Nero orientale, portatrice di correnti nordorientali più secche nell’area della mezzaluna fertile. A questa configurazione di lungo periodo, dovuta al cambiamento climatico, si è andata ad assommare una configurazione di breve periodo che è caratteristica dell’insorgenza di episodi siccitosi, e che invece blocca i flussi di aria umida dal Mediterraneo, con il risultato che le condizioni di siccità si sono aggravate sull’area della mezzaluna fertile.

La conclusione dunque è che c’è un legame fra l’influenza umana sul sistema climatico e la siccità disastrosa che ha portato al collasso l’agricoltura siriana. La rivolta popolare e la conseguente guerra hanno avuto certamente anche altre cause sociopolitiche, principalmente l’incapacità del regime siriano di fornire risposte alla crisi e le grandi masse di rifugiati della guerra in Iraq (su cui pure ci sarebbe l’influenza dei combustibili fossili…).

Non è possibile quantificare in quale misura la grande siccità causata dai cambiamenti climatici sia stato un fattore determinante nell’innescare la rivolta da cui è nato il conflitto siriano, in quanto i cambiamenti climatici sono un fattore che tende ad accentuare

Ma la cosa che è fondamentale considerare sono le ultime tre righe dell’articolo: “Questa recente siccità è stata probabilmente aggravata dai cambiamenti climatici indotti dall’uomo, e queste persistenti e profonde siccità potrebbero diventare ricorrenti in un mondo più caldo”. E non soltanto in Siria.

Testo di Stefano Caserini, con contributi di Claudio Cassardo e Gabriele Messori

Tratto da Climalteranti.it

 

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