Coalizione Clima: Per uscire davvero dalle emergenze, occorre un nuovo modello di sviluppo.

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Non deve essere tutto come prima. Proposte e riflessioni sulle misure da attuare

Le preoccupazioni per l’emergenza climatica, sulla quale si è costituita la Coalizione Clima, sono oggi amplificate da quella sulla pandemia da COVID-19, estesa a livello globale, che è indubbiamente legata alla sottovalutazione dell’impatto delle attività umane sulla natura e sull’ambiente. Il riscaldamento climatico, ben più dirompente e distruttivo della pandemia che il mondo sta vivendo, non trarrà molto beneficio dalla momentanea flessione delle emissioni di gas serra; al contrario la situazione potrebbe essere peggiorata da eventuali rinvii o rallentamenti dell’azione per azzerare le medesime emissioni. Rilancio economico e decarbonizzazione devono diventare sinonimi, se non vogliamo perdere un’occasione unica e finanziamenti ingenti che non saranno di nuovo disponibili a breve.

Per questo la Coalizione Clima si sta interrogando, nelle sue diverse componenti, ritenendo che oggi più che mai occorra perseguire con decisione la progressiva riconversione del modello di sviluppo, che non abbia unicamente a riferimento i parametri economici e il Prodotto Interno Lordo, quanto piuttosto, le questioni della salute e della sicurezza; dei diritti e del contrasto alle diseguaglianze, nella società e nel lavoro; dell’uso razionale ed efficiente delle risorse naturali.

A maggior ragione torna oggi di grande attualità, il concetto di “Giusta Transizione”, che non si limita a misure occupazionali sulla decarbonizzazione (ovvero la rinuncia all’utilizzo di tutti i combustibili fossili, non solo del carbone) ma allarga la visione, per attivare un processo di radicale cambiamento del modello di sviluppo, verso un modello economico che tenga conto di tutti i traguardi di crescita sostenibile fissati dalle Nazioni Unite (SDGs).

Gli obiettivi generali dovranno essere coerenti anche con quelli dell’accordo di Parigi sul clima (2015), e lo slittamento della COP26 al 2021 non deve essere un motivo per rinviare la revisione degli NDC (i contributi dei singoli paesi al raggiungimento degli obiettivi).

A questo proposito l’Italia – che ha tutti gli interessi a difendere obiettivi ambiziosi – deve adoperarsi a livello europeo per promuovere l’innalzamento del target di riduzione delle emissioni come minimo al 55% al 2030, provvedendo nel contempo alla revisione in senso più ambizioso del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e dei suoi obiettivi, anche in vista del ruolo che avrà il nostro Paese come co-organizzatore della COP26, dove sarà fondamentale essere ambiziosi e chiari sui percorsi e le strade da seguire.

Le attuali misure che il Governo sta mettendo in atto – e quelle attese da interventi Europei – mettono indubbiamente in campo una mole significativa di risorse; la questione è che le stesse siano orientate verso un progetto e una strategia coerente e lungimirante, e non siano semplicemente rivolte a far fronte alle esigenze più immediate. Gli impegni del Green Deal europeo e italiano devono misurarsi con questa necessaria strategia. Così come indica anche la comunicazione della Commissione Europea sul fondo di recupero da 750 miliardi di Euro, per rafforzare la competitività, la resilienza e il ruolo dell’Unione Europea a livello globale, occorre che tutti gli investimenti siano orientati ad accelerare la transizione ecologica e digitale ed a costruire una società più equa e resiliente.

L’emergenza, nella quale siamo immersi, fa già intravedere dei cambiamenti necessari – in alcuni casi già accennati – nei modi di produrre, di lavorare, di consumare, di muoversi. Per questo, oltre al ruolo fondamentale dei decisori politici, delle Istituzioni pubbliche, delle aziende pubbliche e private, serve assicurare una vera partecipazione democratica. È necessario dotarsi di una Strategia e di un piano per recuperare e riqualificare le aree inquinate e inutilizzate che sono disseminate nel Paese, consentendo di liberare e risanare ingenti spazi privi di destinazione d’uso e creare i presupposti per una loro riconversione.

La transizione ecologica sarà possibile solo se superiamo l’attuale separazione e frammentazione degli interventi e i divari territoriali, mettendo in campo idee nuove e una diversa visione d’insieme delle politiche. Va affrontato in modo sinergico e nuovo il tema della rigenerazione delle periferie, legando assieme obiettivi ambientali sociali e occupazionali. Devono essere superati i ritardi negli interventi di messa in sicurezza del territorio e vanno affrontate con urgenza e determinazione le questioni legate al rischio idrogeologico e sismico che caratterizzano gran parte del nostro Paese.

La particolarità della coalizione Clima, composta da tante e diverse organizzazioni (ambientali, sociali, sindacali, imprenditoriali, del volontariato, ecc.) è quella di coinvolgere competenze e conoscenze specifiche che, a partire dai diversi settori, possono mettere in evidenza possibili soluzioni, ma anche concrete criticità, dalle quali cercare di trarre sintesi condivise, per proposte comuni.

Indichiamo qui di seguito solo alcuni dei punti, sui quali individuiamo l’emergenza dell’azione:

GIUSTA TRANSIZIONE. Ancora il nostro Paese non si è dotato di piani e misure per la giusta transizione, né a livello nazionale, né a livello regionale e locale. La crisi economica innescata dal COVID-19 ha aggravato la già critica situazione occupazionale e ha modificato priorità e bisogni. Il mondo del lavoro è, e sarà, investito da cambiamenti legati alla transizione digitale ed ecologica, ma anche dai cambiamenti innescati dalla crisi sanitaria: necessità di rafforzare i servizi pubblici essenziali, i settori strategici, l’agricoltura, ecc. e riduzione di alcuni settori quali il turismo, la ristorazione, il trasporto aereo, e altri ancora. È necessaria ed urgente l’attivazione di processi di visione strategica e programmazione integrata, che favoriscano la transizione verso l’economia del futuro, e non la crisi permanente attraverso misure che rafforzino i problemi attuali. Va anche assicurata la partecipazione democratica a tali processi per garantire il raggiungimento di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile, compreso quello della piena occupazione di qualità, con il pieno coinvolgimento di Enti Locali, parti sociali, comunità e società civile. Il Governo deve sostenere la riconversione delle imprese e creare, al contempo, opportunità di riqualificazione e il rilancio produttivo ed occupazionale in aree che rischiano di subire una forte crisi sociale e occupazionale. Sarà necessario convogliare risorse per la riconversione industriale di queste aree, prevedendo investimenti ingenti nelle fonti rinnovabili, nell’accumulo di energia, negli impianti per la chiusura del ciclo dei materiali, perché la transizione energetica porterà, in meno di 5 anni, alla chiusura di centrali a carbone e olio combustibile (vedi PNIEC) obbligando molte imprese a ripensare le proprie produzioni, con conseguenze pesanti sul lavoro e sulle comunità.

PRODUZIONE DI ENERGIA ED EFFICIENZA ENERGETICA. Accelerare gli investimenti per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, puntando sui nuovi modelli energetici (comunità rinnovabili ed autoconsumo collettivo) e confermando il phase out del carbone al 2025, è un’azione necessaria per ridurre le emissioni climalteranti. È ugualmente urgente promuovere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, anche prorogando i recenti provvedimenti sulle detrazioni fiscali al 110% e rendendo strutturale la cessione del credito alle banche, al fine di ottimizzare la riduzione dei consumi e delle emissioni e di rimettere in moto alcuni settori produttivi, portando un beneficio economico ai cittadini, anche delle fasce più povere, che potranno effettuare gli interventi senza, o con un ridotto, esborso di denaro.

SUSSIDI AMBIENTALMENTE DANNOSI. Devono essere gradualmente eliminati e/o rimodulati entro il 2025: in Italia, come documenta il terzo catalogo del Ministero dell’Ambiente su una stima totale di 19,7 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi nel 2018 17,7 miliardi sono sussidi alle fonti fossili. Per tale fine sarà necessario che questaoperazione venga fatta accompagnando i settori produttivi con misure di attenuazione di impatto sociale e di riallocazione delle risorse recuperate che, tendenzialmente, dovranno essere ripartite attraverso un mix di misure che, da una parte aiutino le fasce meno abbienti della popolazione, evitando così di mettere a rischio migliaia di posti di lavoro, dall’altra sostengano interventi ed attività virtuose, investimenti pubblici in ricerca, sviluppo e infrastrutture per l’efficienza energetica e le fontirinnovabili. L’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi deve essere accompagnata da una riforma fiscale di tipo ambientale che orienti le produzioni e i consumi verso la riconversione ecologica e la sostenibilità e da una forte riduzione delle spese militari da convogliare nella riconversione ecologica.

FILIERA AGRO-ALIMENTARE. L’emergenza ha reso evidente a tutti il ruolo primario dell’agricoltura, troppo spesso, a torto, considerata la cenerentola del mercato delle commodites. Servono strumenti per dare dignità al settore, con politiche di giusti prezzi per i produttori e politiche di sostegno per la riduzione dell’impatto sulle emissioni e sui suoli, nonché per la garanzia di qualità per i consumatori. Servono tutele e dignità per i lavoratori, inclusa la lotta al caporalato. In questa fase, e non solo, si sono sviluppate interessanti esperienze di distribuzione di prodotti a km zero, che andrebbero rafforzate per il futuro, per i consumi dei cittadini, tenendo presente anche la possibilità di sviluppo per mense scolastiche e aziendali. Respingiamo le proposte che prevedono per le mense scolastiche la possibilità di somministrare il pasto all’interno di lunch box in polipropilene, con pasti confezionati ore prima che escludono la possibilità di nutrire i bambini con alimenti freschi. Oltre al problema dei rifiuti e dello spreco che sarebbe generato da questo sistema, verrebbe svilito il ruolo ed il diritto educativo e nutrizionale del momento mensa, gettando al vento anni di consapevolezza e di misure migliorative del servizio che erano state introdotte dai nuovi criteri ambientali e nutraceutici, aprendo invece la porta a produzioni industriali che spesso utilizzano prodotti da agricoltura ed allevamenti intensivi, conservanti, ecc.

MOBILITÀ. Oggi sono necessari e urgenti interventi radicali per la mobilità: rafforzamento del trasporto pubblico locale con nuove flotte elettriche o idrogeno verde; innovazioni per la mobilità privata, sempre elettrica; mezzi condivisi; sviluppo della micro-mobilità nelle città; sviluppo di tecnologie sostenibili, ecc. In questa direzione è necessario dare sostegno alle Amministrazioni impegnate nel ridisegnare gli spazi della mobilità a favore di mezzi sostenibili come TPL, biciclette, micro-mobilità e mezzi elettrici in sharing. In questo periodo, la “scoperta” dello smart working ha consentito di ridurre notevolmente gli spostamenti, ma ha anche evidenziato limiti, quali la mancanza di socialità e il “diritto alla disconnessione” (per evitare un tempo di lavoro senza limiti). Lo smart working non può quindi considerarsi la chiave per la riduzione della mobilità, anche se può senz’altro aiutare, se applicato correttamente. Per il settore dell’auto, il Governo deve aprire il confronto con i sindacati, per un piano di rilancio che garantisca innovazione ecologica e occupazione.

ECONOMIA CIRCOLARE (E CICLO DEI RIFIUTI). Non ci sono dubbi sulla necessità di favorire un modello di sviluppo basato sull’economia circolare, attraverso la diffusione della raccolta differenziata, la tariffazione puntuale, la costruzione di impianti di nuovi impianti di riciclo e per la riparazione dei prodotti, sia per i rifiuti urbani che per quelli speciali, per ridurre l’uso di risorse ed energia, riducendo a pochi punti percentuali, rispetto al totale, il conferimento alle discariche e agli inceneritori. L’emergenza COVID-19 ha generato un’ampia varietà di rifiuti, come mascherine, guanti, tute e altri materiali monouso utilizzati dagli operatori sanitari, che vanno all’incenerimento, a cui si aggiungono i dispositivi monouso impiegati dai cittadini. È necessario, nel limite del possibile, ridurre l’uso dei materiali monouso e promuovere l’utilizzo di materiali riutilizzabili.

DIGITAL DIVIDE. Il distanziamento sociale ha reso ancora più evidente la necessità di dotarsi di un piano organico ed adeguato per la connettività tale da garantire, su tutto il territorio nazionale incluse le aree rurali e montane, pari accessibilità alla rete per tutti i cittadini. Le carenze riscontrate nella gestione della didattica a distanza e dello smart working devono essere sanate e devono essere potenziati gli effetti positivi di una infrastruttura digitale che, anche durante il lockdown, ha consentito di risolvere a distanza tanti problemi materiali e immateriali. La digitalizzazione deve essere attuata, però, in modo da minimizzare gli impatti ambientali e sociali e tutelando la salute. Siamo contrari, pertanto, a revisioni dei limiti delle emissioni radiomagnetiche.

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E INTERNAZIONALIZZAZIONE. Il contrasto al cambiamento climatico è un’azione collettiva globale a cui l’Italia deve contribuire. Purtroppo il suo impegno internazionale, in termini di aiuto pubblico allo sviluppo e come impegno di sistema, si è ridotto negli ultimi anni. Risulta quindi necessario rilanciare la cooperazione partecipando di più al finanziamento del Fondo Verde, collaborando con i paesi partner per la realizzazione di piani di adattamento che riducano l’esposizione ai rischi delle popolazioni impoverite e vulnerabili, attivando tutti gli attori del sistema della cooperazione sulla base di criteri trasparenti di contributo allo sviluppo sostenibile. Allo stesso modo, i finanziamenti pubblici all’internazionalizzazione economica devono aderire sostanzialmente ai criteri ESG (Environmental, Social and Governance) e promuovere un cambiamento dei modelli di produzione nelle catene di fornitura e del commercio, in chiave di sostenibilità ambientale e sociale. Il governo italiano dovrebbe lavorare con l’Unione Europea per rendere vincolanti gli impegni sullo sviluppo sostenibile e la tutela dei diritti umani e del lavoro, a fronte dei trattati commerciali e di investimento internazionali, promuovendo una valutazione d’impatto dei trattati in essere e in negoziato alla luce della fase post-pandemica, ed assumere di conseguenza un maggiore impegno nel negoziato delle Nazioni Unite per un trattato vincolante su impresa e diritti umani, così come a livello europeo per un nuovo regolamento di due diligence che copra i diversi settori economici in modo da garantire la loro sostenibilità.

SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA. Centrale dovrà essere il ruolo di Scuola, Università e Ricerca per una Giusta Transizione. La pandemia ha dimostrato come il divario Nord Sud e i continui tagli degli ultimi 25 anni al sistema di welfare e al sistema dell’istruzione pubblica, abbiano recato danni irreparabili, acuiti dalla falsa convinzione che la Didattica a Distanza avrebbe potuto essere un’alternativa per uscire dalla crisi. L’istruzione è innanzitutto relazione e non può essere sostituita dalla digitalizzazione. La pandemia ha messo il dito nella piaga dei tagli, degli organici insufficienti, delle classi pollaio, della mancata sicurezza degli edifici scolastici, dell’aziendalizzazione della scuola, ridotta a fattore di produzione con la “Buona Scuola” e non più finalizzata alla crescita sociale dei cittadini. Analogo discorso va fatto per le Università, afflitte da tagli pesantissimi degli ultimi decenni, sempre più orientate alla promozione delle eccellenze piuttosto che alla diffusione orizzontale dei saperi, all’incremento dei laureati (troppo pochi) ed al rafforzamento del patrimonio di ricercatori (troppo basso rispetto alle medie degli altri paesi europei, ma che si fa apprezzare a livello internazionale). Infine, mai come in questa crisi, è parso evidente il ruolo che la ricerca di base e la ricerca orientata alla giusta transizione possono giocare per la realizzazione di una società più giusta, per una vera economia circolare, per la salvaguardia del nostro Pianeta. La scienza non ha dubbi ormai sulle ricadute delle attività umane sui cambiamenti climatici e sull’urgenza di un cambio di paradigma per un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile. Per tutto ciò è imprescindibile una revisione a tutto tondo del ruolo pubblico, che sia in grado di tornare a governare processi tanto ambiziosi per cui occorrono risorse adeguate.

30 giugno 2020

www.coalizioneclima.it

segreteria@coalizioneclima.it

Mercoledì 8 Luglio 2020 ore 9.30: Digital Energy Efficiency Report

L’ efficienza nel comparto industriale alla prova della flessibilità del mercato elettrico

La decima edizione del Digital Energy Efficiency Report si pone l’obiettivo di valutare lo stato attuale del mercato italiano dell’efficienza energetica nel comparto industriale alla luce della recente crisi sanitaria che ha colpito il paese

In particolare, saranno analizzati i seguenti temi:

  • L’andamento degli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale con un focus relativo alle tecnologie digitali
  • Evoluzione del quadro normativo e degli schemi incentivanti
  • Overview sui fornitori di servizi di efficienza energetica (ESCo) e degli Esperti di Gestione dell’Energia (EGE)
  • Impatto dei progetti pilota UVAM sul comparto industriale
  • L’efficienza energetica nel settore dei trasporti con particolare riferimento al trasporto pubblico locale.
  • L’impatto del COVID 19 sul settore industriale e le prospettive future per il mercato dell’efficienza energetica.

Questi i temi che verranno discussi durante il convegno di presentazione dei risultati del Digital Energy Efficiency Report, che coinvolgerà come sempre nel dibattito le imprese Partner della ricerca per discutere e approfondire le analisi svolte e renderle strumento di lavoro per tutti coloro che operano o intendono operare nell’ambito specifico oggetto dello studio.

 

Date le attuali circostanze dovute all’emergenza sanitaria nazionale, il Convegno si terrà in modalità online tramite la piattaforma LiveStream.

A tutti i partecipanti sarà resa disponibile una copia del Report in formato pdf.

Per iscriversi e partecipare all’evento in modalità online cliccare QUI

Alla conferma di iscrizione riceverete il link da utilizzare per poter accedere al Convegno.

Partner Digital Energy Efficiency Report

 

 

 

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16 giugno – 14,30 – 17 Webinair: La moda pulita. La sostenibilità del settore tessile in Europa e nel mondo

La moda pulita

La sostenibilità del settore tessile in Europa e nel mondo

Webinar

16 Giugno ore 14.30 – 17.00

Con la crisi causata dal Covid-19 si sono moltiplicate da più parti richieste per un “rallentamento” del mondo della moda in modo da rispondere meglio ai bisogni delle persone riducendo l’impatto sull’ambiente, sia in Europa che nei paesi poveri ed emergenti coinvolti nelle filiere di produzione.

Obiettivo del webinar è divulgare la “strategia ombra” per il settore tessile e l’abbigliamento presentata dalla società civile all’ Unione Europea e conoscere alcune iniziative per la sostenibilità nel campo della moda realizzate da imprese e organizzazioni della società civile.

La “strategia ombra” prevede lo sviluppo sostenibile di questo importante settore nel rispetto dei diritti umani, dei lavoratori, e della natura, attraverso un articolato programma di trasformazione per le imprese e i consumatori.

Se ne discuterà nel corso del webinar, insieme alla presentazione di alcune iniziative concrete di imprese ed organizzazioni della società civile che dimostrano come si possa fare impresa nel settore tessile in modo sostenibile.

Sono invitati giovani studenti e attivisti, giornalisti, imprese e società civile, il Forum dello sviluppo sostenibile sostenuto dal Ministero dell’Ambiente.

Al webinar parteciperanno tra i relatori: la Campagna Abiti Puliti, CNA Federmoda, Filcams CGIL, Lady Lawyer Foundation e associazioni della società civile che collaborano con imprese per una moda pulita.

Per partecipare è richiesta la registrazione:

https://forms.gle/bZuCGzuYQGYWDcBK7

Programma

Video presentazione della Campagna WardrobeChange

14.35 Introduzione e moderazione – Francesca Novella di GCAP Italia /FOCSIV

14.40 Presentazione della strategia ombra – Deborah Lucchetti, Campagna Abiti Puliti

15.00 Tavola rotonda con: Antonio Franceschini di CNA Federmoda , Vanessa Caccerini di Filcams CGIL, Giosuè De Salvo di Mani Tese

Q&A

Iniziative per la sostenibilità nel campo della moda

15.30 Micol Arena, Equo Garantito, La proposta del Commercio Equo e Solidale

15.40 Attilio Ascani, CVM, L’industria della calzatura in Etiopia

15.50 Vincenzo Linarello, GOEL- Gruppo Cooperativo, L’esperienza di CANGIARI

16.00 Patrizia Scarzella, architetto, l’esperienza Dignity Design con Good Shepherd International

Foundation

16.10 Michela Cocchi, Lady Lawyer Foundation, il Lady Lawyer Village Blossom Model Project

Q&A

17.00 Conclusioni

2 luglio – ore 14,30 – Seminario online: “Le Energy Community in Italia”

Seminario di divulgazione dello studio

“Le Energy Community in Italia: 

l’evoluzione del quadro normativo e le ricadute attese per il sistema-paese”

 Giovedì 2 luglio 2020 ore 14.30

 MODALITA’ ONLINE 

 

Lo studio si pone l’obiettivo di indagare lo stato attuale e l’evoluzione prospettica della normativa in merito a comunità energetiche ed autoconsumo collettivo, associando ad un’analisi regolatoria, uno studio della sostenibilità economica della creazione e della gestione di comunità energetiche ed un approfondimento sulle potenziali ricadute economiche, energetiche, ambientali e sociali per il sistema-paese.

Nel contesto dinamico che caratterizza la tematica, il gruppo di ricerca Energy & Strategy del Politecnico di Milano – con l’ausilio dei partner Areti (Gruppo Acea), Bepower, Edison, Enel X, Energy Wave, Eni, EPQ, Falck Renewables e Siram Veolia – ha condotto lo studio con l’obiettivo di fornire agli attori della filiera ed al policy maker degli strumenti di supporto per affrontare al meglio questa fondamentale fase di recepimento delle direttive europee in materia di comunità energetiche ed autoconsumatori collettivi, per favorirne la diffusione nel territorio italiano.

 

Date le attuali circostanze dovute all’emergenza sanitaria nazionale, il Seminario si terrà in modalità online tramite la piattaforma LiveStream.

 

A tutti i partecipanti sarà resa disponibile una copia degli Atti del Seminario in formato pdf.

Per iscriversi e partecipare all’evento in modalità online cliccare QUI

Alla conferma di iscrizione riceverete il link da utilizzare per poter accedere al Seminario.

 

Agenda del seminario:

 

14.30   “Le azioni necessarie per garantire la diffusione di comunità energetiche ed autoconsumatori collettivi nel nostro paese”

             Relatore: Simone Franzò, Project Leader Energy & Strategy 

14.45   Primo tavola rotonda con i partner del progetto

  • BePower
  • Enel X
  • Eni
  • Siram Veolia

            Moderatore: Cristian Pulitano, Managing Director Energy & Strategy

15.15   “Le ricadute sul sistema paese”

            Relatore: Davide Chiaroni, Vice Direttore Scientifico Energy & Strategy 

15.30   Seconda tavola rotonda con i partner del progetto

  • Edison
  • Energy Wave
  • EPQ
  • Falck Renwables

            Moderatore: Antonio Lobosco, Chief Operating Officer Energy & Strategy

16.00   Interventi istituzionali di chiusura

 

Partner dello studio “Le Energy Community in Italia”

 

Mercoledì 24 Giugno 2020 ore 9.30: Presentazione Renewable Energy Report: la ripartenza del mercato e le sfide della crescita

 Presentazione Renewable Energy Report: 

la ripartenza del mercato e le sfide della crescita

 Mercoledì 24 Giugno 2020 ore 9.30

 MODALITA’ ONLINE 

 

La quinta edizione del Renewable Energy Report si pone l’obiettivo di valutare lo stato attuale del mercato italiano delle rinnovabili in relazione agli obiettivi nazionali di sviluppo del settore per i prossimi anni.

In particolare, saranno analizzati i seguenti temi:

  • L’andamento delle installazioni e le forme di remunerazione riguardanti gli impianti a fonte rinnovabile di piccola taglia e gli impianti utility-scale;
  • La sostenibilità economica delle nuove installazioni di impianti a fonte rinnovabile o degli interventi sugli impianti esistenti;
  • Il processo autorizzativo e le criticità emerse dal confronto con gli operatori;
  • Le caratteristiche dei sistemi di storage elettrochimico e il loro sviluppo atteso;
  • Il “gap” tra la proiezione delle nuove installazioni FER e gli obiettivi al 2030 posti dal PNIEC. Le barriere al raggiungimento di tali obiettivi e le azioni di policy da intraprendere per promuovere la ripartenza del settore.

Questi i temi che verranno discussi durante il convegno di presentazione dei risultati del Renewable Energy Report, che coinvolgerà come sempre nel dibattito le imprese Partner della ricerca per discutere e approfondire le analisi svolte e renderle strumento di lavoro per tutti coloro che operano o intendono operare nell’ambito specifico oggetto dello studio.

 

Date le attuali circostanze dovute all’emergenza sanitaria nazionale, purtroppo il Convegno si terrà per la prima volta in modalità online tramite la piattaforma LiveStream.

 

A tutti i partecipanti sarà resa disponibile una copia del Report in formato pdf.

Per iscriversi e partecipare all’evento in modalità online cliccare QUI

Alla conferma di iscrizione riceverete il link da utilizzare per poter accedere al Convegno.

 

Partner del Renewable Energy Report 2020