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Qual è la vera posta in palio con questo referendum?

Il significato di questo referendum va al di là del suo quesito specifico, che riguarda una questione quantitativamente minimale. Del resto è sempre stato così, sin dal referendum sul nucleare del 1987, dove non fu chiesto esplicitamente agli italiani se volessero o meno centrali in Italia. La vittoria del “Sì”, però, bloccò lo sviluppo del nucleare per 30 anni. Il referendum del 2011, cancellò poi per sempre questa opzione.
Il referendum del 17 aprile ha un cruciale significato politico: siamo chiamati a dire se vogliamo continuare una politica energetica legata al passato o se vogliamo che l’Italia s’incammini senza incertezze lungo la strada della transizione energetica alle fonti e tecnologie rinnovabili. È una questione su cui si gioca il futuro economico, ambientale e occupazionale dell’Italia, perché l’energia è il motore di tutto.

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Quello di cui si parla nelle intercettazioni che hanno portato alle dimissioni del ministro è un emendamento alla legge di Stabilità che a fine 2014 diede il via libera ai piani fuori dalle concessioni. Tra le proteste dei parlamentari cinquestelle

di Alessandro Trocino (Corriere della Sera)

Quando, il 12 settembre 2014, Matteo Renzi andò a Taranto, fu accolto dalle proteste del movimento «Stop Tempa Rossa». Alle quali rispose promettendo un approfondimento ma sottolineando anche che si trattava di un progetto strategico e che c’era «un elemento di tensione slegato dai problemi». La posizione favorevole del governo sullo sblocco del progetto, che prevede lo smistamento a Taranto del petrolio proveniente dalla Basilicata, era dunque già sostanzialmente presa. Ma l’iter che ha portato al via libera dell’emendamento nella legge di Stabilità, quello incriminato nelle intercettazioni con il ministro Federica Guidi, è stato travagliato, tra ricorsi al Tar, opposizioni del Comune di Taranto, improvvise fuoriuscite da una legge (lo Sblocca Italia) e approdo definitivo in un’altra, la Stabilità.

 Il progetto contestato

Nel settembre 2014, il progetto viene considerato dal ministero dello Sviluppo economico come «il principale programma privato di sviluppo industriale in corso in Italia»: vale 300 milioni, due anni di lavoro e 300 assunzioni. Ma il progetto è anche molto contestato. Ci sono gli ambientalisti, che temono un aumento dell’inquinamento (nonostante le assicurazioni delle compagnie di una riduzione delle emissioni). Ci sono gli esponenti di Sel locali che premono sul governatore Nichi Vendola per rivedere la posizione della Regione Puglia favorevole al progetto. E c’è il Comune di Taranto. Che, dopo un primo parere positivo, cambia idea e vieta nel piano regolatore portuale le opere nella raffineria Eni. Un articolo su Formiche firmato da Federico Pirro, del Centro studi di Confindustria Puglia, spiega: «Tempa Rossa: così Renzi vuole sconfiggere l’estremismo ambientalista in Puglia».

Fuori dallo Sblocca Italia, il sì nella Legge di Stabilità

A ottobre in commissione Ambiente viene presentato da Simona Vicari un emendamento nello Sblocca Italia che rende strategico il progetto Tempa Rossa. Racconta Mirella Liuzzi, dei 5 Stelle: «Il folle emendamento fu ritirato e dichiarato inammissibile il 17 ottobre, dopo le nostre proteste, durate tutta la notte». Ma il 14 dicembre del 2014, tra gli emendamenti presentati dal governo alla legge di Stabilità, rispunta una norma per sbloccare il progetto. Protestano ancora i 5 Stelle, con una serie di subemendamenti e con interventi di Gianni Girotto, capogruppo M5S della Commissione Industria del Senato: «Questo è un emendamento marchetta, che chiude il cerchio dei favori alla lobby del fossile»....

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La Commissione ambiente della Camera ha "cancellato" gli elementi più interessanti della legge per la ri-pubblicizzazione del servizio idrico integrato, mentre i decreti attuativi del ddl Madia -la riforma della pubblica amministrazione- esplicitano la volontà dell'esecutivo di favorire l'ingresso di soggetti privati nel capitale dei gestori. Oggi è il World Water Day. Intervista a Paolo Carsetti del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

di Luca Martinelli -  Altreconomia - 22 marzo 2016


Mercoledì 16 marzo è terminato il lavoro della Commissione ambiente della Camera sulla legge relativa alla “gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ri-pubblicizzazione del servizio idrico”. I deputati hanno votato gli emendamenti al testo, che avrebbe dovuto andare in aula la prossima settimana, il 29 marzo. Usiamo il condizionale perché la calendarizzazione era stata richiesta dal gruppo del M5S, i cui componenti hanno però ritirato la propria firma in calce al testo di legge, insieme ai deputati di SEL: non condividono, infatti, alcuni interventi sulla legge promossi da deputati della maggioranza, che hanno di fatto “depotenziato” il contenuto (come scrivevamo il 4 marzo). 

Il testo originale “ricalcava nei contenuti la legge d’iniziativa popolare del 2007, presentata dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, ed era stata aggiornata e depositata dopo averne discusso con parlamentari di tutti gli schieramenti, quelli che hanno aderito all’intergruppo parlamentare per l’acqua bene comune, nato nel giugno del 2013” racconta Paolo Carsetti, del Forum. 

Poiché il testo era stato condiviso e recava la firma di un centinaio di parlamentari, secondo Carsetti gli interventi che lo hanno modificano “sono da considerare anche più gravi”. In particolare, secondo il Forum italiano dei movimenti per l’acqua è significativa la soppressione dell’articolo 6, quella che -spiega Carsetti- “disciplinava i processi di ri-pubblicizzazione, ovvero la trasformazione del gestore in ente di diritto pubblico: era una norma stringente e prevedeva che entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge si sarebbero avviate le trasformazioni dei soggetti gestori. Veniva costituito anche un Fondo per la ri-pubblicizzazione, per garantire la possibilità di ri-acquistare le quote societarie cedute a soggetti privati”.

Secondo Carsetti, tuttavia, il modo migliore per “leggere” il dibattito intorno alla legge attualmente al vaglio dei parlamentari è inserendola in una prospettiva capace di considerare tutti gli atti che negli ultimi anni “hanno fissato dei paletti molto stringenti rispetto alla scelta dell’affidamento in house, cioè a soggetti pubblici, intendendo come tali aziende speciali ma anche società per azioni a totale capitale pubblico”. 

Con l’approvazione della legge di Stabilità 2015, ad esempio, è stato inserito un comma che prevede l’obbligo per gli enti locali di accantonare delle somme a bilancio, per garantirsi coperture in caso di bilancio in rosso per la società partecipate. Ciò rappresenta -potenzialmente- un problema, dato che si tratta di bloccare (accantonare) risorse che potrebbe coprire investimenti e spese correnti, in un contatto di limiti di bilancio degli enti locali, colpiti dalla spending review (tagli nei trasferimenti). Anche una nota dell’ANCI (Associazione nazionale dei Comuni italiani) spiega come una lettura restrittiva della norma (secondo cui l’accantonamento dovrebbe essere pari al capitale investito) “rischierebbe di rendere, di fatto, impraticabile il ricorso all’in house d’ambito, limitando quindi l’autonomia di scelta dell’amministrazione nella gestione del servizio sovra comunale”. 

Spiega Paolo Carsetti: “A Reggio Emilia, a seguito di questa norma, è stato frenato nel corso di una notte, dopo una decisione in tal senso nella direzione provinciale del Partito democratico, che rappresenta la maggioranza in quasi tutti gli enti locali, il processo di ri-pubblicizzazione in corso, che era già stato approvato in consiglio comunale a Reggio Emilia e in consiglio provinciale: si andava verso la costituzione di un soggetto pubblico, che avrebbe preso il posto dell’attuale gestore, IREN, una società quotata in Borsa. La norma della legge di Stabilità 2015 è stata indicata come ‘alibi’, segnalando che gli enti locali non sarebbero in grado di sopportare una spesa del genera. Ed oggi si va verso l’affidamento del servizio a una società mista”.

Se la legge sulla ri-pubblicizzazione è stata depotenziata, c’è un altro intervento legislativo in corso che, sebbene poco dibattuto, comporterà profondi cambiamenti nella gestione dei servizi pubblici locali, compreso quello idrico integrato: sono in arrivo, infatti, i decreti attuativo del ddl Madia sulla riforma della pubblica amministrazione (PA), e in particolare è stato diffuso dal ministero della PA quanto che viene definito “testo unico dei servizi pubblici locali”. “Nella legge delega -spiega Carsetti- un emendamento prendeva che la nuova disciplina avrebbe dovuto tener conto dell’esito referendario del 2011, in seguito alla campagna ‘2 sì per l’acqua bene comune’. In particolare, nell’articolo sulle forme di gestione è escluso l’affidamento diretto ad aziende speciali, cioè a un ente di diritto pubblico, quello che è stato fatto a Napoli. Per quanto riguarda la tariffa, invece, viene re-introdotto nel calcolo della tariffa il principio dell’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo modo si contraddice la volontà popolare (l’abrogazione dell’adeguata remunerazione del capitale investito era l’oggetto del secondo quesito referendario, ndr), ma la stessa delega”.

 
“Il decreto attuativo sui servizi pubblici sta iniziando il proprio iter per entrare in vigore, che prevede un parere del Consiglio di Stato, quello della Conferenza Stato-regioni e poi il passaggio nelle commissioni competenti” spiega Carsetti. E l’impianto del decreto rilancia le privatizzazioni, cioè la cessione di quote azionarie oggi detenute da enti locali.“Lo esplicita la relazione di accompagnamento: obiettivo è la riduzione delle partecipazione pubblica, per favorire l’ingresso del capitale privato”.
 
 
 
 

l’appuntamento è per il 23 marzo alle 10 alla Casa dell’Architettura di Roma, per chiedere Trasparenza in Europa. Anche a Roma, Left ci sarà.

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COMUNICATO FLC CGIL 8 marzo

8 Marzo. La Ministra Guidi consegna ai due rami del Parlamento la proposta di Federico Testa come Presidente dell’ENEA.

Certo siamo delusi di questa proposta, ma non la riteniamo una sconfitta delle OO.SS e della maggioranza dei ricercatori e dei lavoratori dell’ENEA che, inascoltati dalla Ministra, continueranno a chiedere un rilancio e non un declassamento della ricerca, una terzietà dell’ente a garanzia del rigore e dell’eccellenza scientifica, senza che sia asservito ai vari interessi, cordate, carriere spregiudicate. Continueremo questo nonostante tutto, disinteressati (a noi non è consentito fare tre lavori), nonostante il serrate le file dei poteri forti e delle appartenenze politiche.

Il vero danneggiato, più che noi, è il paese, sono i cittadini di fronte a questa nuova prova di arroganza di casta che indebolisce un ente che potrebbe elevare le capacità strategiche di questo paese e dare una mano a consolidare l’attuale debole ripresa. Sì, continueremo, nonostante tutto, ad operare per interessi pubblici: un paese che vuole crescere nell’innovazione e non perdere altre sfide tecnologiche come quelle che il MISE ci ha fatto sfuggire per anni emarginando la ricerca. Continueremo, finché ci sarà possibile, a difendere le potenzialità, le competenze, le attività del secondo ente di ricerca contro chi lo vuole declassare, un po’ come gli operai difendevano le fabbriche da chi voleva portare via i macchinari..

LEGGI TUTTO nel Sito http://enea.flcgil.it/

 

 

 

Le Organizzazioni sindacali FLC CGIL, FIR CISL UIL RUA e ANPRI contestano il riordino dell’ENEA passato con un “artifizio legislativo” che soffoca gli spazi di ricerca interni a vantaggio del ruolo esclusivo di agenzia al servizio del Ministero vigilante.

 

I ricercatori, i tecnici ed il personale amministrativo dell’ENEA annaspano nelle sabbie mobili del c.d. efficientamento voluto ed ideato dall’attuale commissario che ha accresciuto la burocrazia e paralizzato l’amministrazione.

Il personale dell’ENEA è in stato di agitazione dal mese di novembre e numerose sono state le iniziative promosse o sostenute dalle OO.SS. quali :
Assemblea unitaria presso C.R. Casaccia ;
Presidio a Piazza di Montecitorio con confronto con i Presidenti di VIII E X Commissione della Camera;
Petizione firmata da 1248 dipendenti per chiedere una “governance di qualita’ per ENEA ente di ricerca;
O.d.g. allegato alla lg. 221/2015 che impegna il governo ad una riflessione su “mission” e “governance”
Presidio presso il MISE confronto con v. capo gabinetto dott. Edoardo Battisti;
Assemblea unitaria ed inter-centri in video conferenza presso la Sede di Bologna con evidenza sui media ed approvazione plebiscitaria della mozione.

In tutte le circostanze le OO.SS. hanno ribadito:

- L’ENEA è un Ente di ricerca e deve essere compreso nella legge delega di riordino del settore con la stessa dignità degli altri enti.
- L’ENEA merita una governance scelta tra una rosa di candidati autorevoli e riconosciuti nel mondo scientifico e vanno separati i ruoli di indirizzo e programmazione da quello esecutivo.

Il Ministro dello Sviluppo Economico ha sul tavolo il decreto di nomina del vertice ENEA e sembra voler dare continuità all’attuale gestione che, in un clima di sfida continua, ha paralizzato e disumanizzato l’Ente.

Per questo non ci fermiamo ed invitiamo tutti al


PRESIDIO UNITARIO DEI LAVORATORI DELL’ENEA PRESSO IL MI.S.E. (Via Molise) IL GIORNO MARTEDI’ 16 FEBBRAIO DALLE ORE 9.30
(Assemblea fuori sede lg. 300/70)

 

Campi elettromagnetici e sistemi viventi

Fascino discreto 2

Il libro si può ordinare direttamente alla casa Editrice sul sito www.edizioniandromeda.com o acquistare presso la libreria 'Assaggi' in via degli Etruschi,4 - Roma"

Come mai le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e della Commissione per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) non sono mai state accettate da vari Paesi, e la Russia assume valori limite per l’esposizione a radiofrequenze e microonde molto più restrittivi fino a 50 volte meno per la potenza e a 7 per il campo elettromagnetico di quelli dettati da WHO e ICNIRP?

Sono adeguati i modelli teorici e la metodologia sulla base dei quali WHO e ICNIRP hanno proposto i loro limiti? Che storia c’è dietro?

È vero che il nostro organismo e le nostre cellule si sono evoluti raggiungendo un equilibrio con le intensità dei campi elettromagnetici ai quali siamo quotidianamente esposti, all’esterno e all’interno?

Il rischio di particolari tipi di tumore, dalla leucemia ai gliomi ai neuromi acustici, è solo “elettrofobia”, agitata negli ultimi trent’anni da comitati locali, da movimenti oscurantisti o per interessi elettorali?

Quali sono le evidenze scientifiche a favore dell’esistenza di un impatto delle onde elettro- magnetiche sui sistemi biologici?

È vero che le onde di frequenza più elevata si fermano sullo strato superficiale della nostra cute, e che, ad esempio dentro la testa, i valori di campo sono migliaia di volte più bassi?

Per dare una risposta scientificamente valida, ma comprensibile almeno per chi voglia fare un po’ di fatica ed evitare le chiacchiere da bar, bisogna dotarsi di alcune fondamentali nozioni di Fisica, di Elettromagnetismo in particolare. Nel testo esse verranno somministrate in dosi “omeopatiche”, non rinunciando però a dei cenni sulla moderna concezione dello spazio-tempo, quale quella costruita ormai un secolo fa da Einstein. Non rinunciando neanche alla richiesta, talora ammantata di un pizzico di esoterismo, di chi vuole sapere di quanti e di onde di probabilità. Per gli appassionati, infine, ma solo per loro, una scheda sui circuiti elettrici biologici.

ISBN 978-88-683207-1-3

Massimo Scalia

E' uno dei più noti esponenti dell’ “ambientalismo scientifico”. Docente di Fisica Matematica all’Università “La Sapienza” di Roma, è stato leader del movimento antinucleare e attivo protagonista dei due referendum (1987, 2011) che hanno proclamato il NO del popolo italiano all’energia nucleare. Cofondatore di Legambiente e dei Verdi, è stato parlamentare alla Camera dei Deputati (1987 2001), dove ha, tra l’altro, promosso la legislazione su risparmio e fonti energetiche rinnovabili (Leggi 9 e 10 del 1991) e la legge sul divieto di produzione e utilizzazione dell’amianto (1992). Per due legislature (1995 -2001) è stato presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle “ecomafie”. Dopo la ribellione di Scanzano Jonico, è stato indicato dalla Regione Basilicata come componente della commissione tecnico-scientifica per la sicurezza nucleare (2000 2006). Presidente della commissione tecnico- scientifica per il piano energetico della Regione Lazio (2007 - 2009), è attualmente copresidente del comitato scientifico della campagna UNESCO 2005 2014 per l’educazione allo sviluppo sostenibile.

 

Francesca Pulcini

Diplomata nel 1997 come privatista in “Teoria e solfeggio” al conservatorio “Francesco Morlacchi” di Perugia. Attualmente lavora in “UnipolSai assicurazioni”. Collabora con il Gruppo di Ricerca sul bioelettromagnetismo del Prof. Massimo Scalia. Amministratore Unico e coordinatore generale della “Casa Editrice Edizioni Andromeda s.r.l.”, Roma (www.edizioniandromeda.com). Scrittrice, esperta in divulgazione scientifica. La sua passione per la musica, che si estrinseca nello studio del pianoforte, chitarra e canto, la porta ad interessarsi di quest’arte in tutte le sue sfaccettature: da quelle più classiche a quelle più misteriose. Oltre alla musica si interessa del pensiero di quegli studiosi che la cultura ufficiale considera come i “moderni eretici” e che vengono relegati in un settore di nicchia: primo passo per poi essere dimenticati.

 

Massimo Sperini

Fisico, professore di elettronica e telecomunicazioni. Si occupa dell’interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi in tutti i suoi aspetti, dalle tecniche di misura, agli aspetti storici, alla modellistica. In questo contesto è membro del gruppo, diretto dal prof. Massimo Scalia, che si occupa di bioelettromagnetismo nel CIRPS (Centro interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile). Accanto a questa attività principale il suo interesse è anche rivolto verso i ricercatori e la scienza di frontiera, argomenti su cui ha scritto articoli e libri.

 

 

Modifiche costituzionali e legge elettorale  Effetti sulla forma di Stato e sulla forma di Governo  Azioni di contrasto all’Italicum.

Sabato 30 gennaio, h. 10 – 15

ASSEMBLEA NAZIONALE DEL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

Facoltà di Giurisprudenza – La Sapienza di Roma – Aula Calasso 

Piazzale Aldo Moro

 Presiedono Domenico Gallo e Alfiero Grandi

Intervengono, fra gli altri,

Prof. Gaetano Azzariti

Avv. Anna Falcone

Prof. Gianni Ferrara

Avv. Silvia Manderino

Prof. Alessandro Pace

Prof. Massimo Villone

Dibattito con interventi di esponenti di associazioni, comitati territoriali, soggetti politici e sindacali.

26 GENNAIO, ROMA. Evento di lancio del libro "Riconversione, un’utopia concreta"

con la partecipazione di S. CAMUSSO, R. PETRINI, A. BELLINI 

h.18.00 Via Michelangelo Caetani 32 / Palazzo Mattei di Giove, Auditorium Discoteca di Stato

 
RICONVERSIONE: UN’UTOPIA CONCRETA
Idee, proposte e prospettive per una conversione ecologica e sociale dell’economia (Ed. EDIESSE)
 
a cura di: Marica Di Pierri, Laura Greco, Silvano Falocco Presentazione di NAOMI KLEIN
 
Con i contributi, tra gli altri, di:  Guido Viale, Mario Pianta, Andrea Baranes, Mario Agostinelli, Tina Balì, Livia Potolicchio, Livio De Santoli, Giorgio Galotti, Alberto Castagnola, Riccardo Troisi, Giovanna Ricoveri
 
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