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Terra Madre Salone del Gusto è il più importante evento internazionale dedicato alla cultura del cibo, per la prima volta aperto al pubblico e senza biglietto di ingresso. Un grande MERCATO con espositori dai cinque continenti e PRESÌDI SLOW FOOD, tanti EVENTI per scoprire la ricchezza enogastronomica del mondo, le PROIEZIONI CINEMATOGRAFICHE presso la Mole Antonelliana, una prestigiosa ENOTECACONFERENZE per ampliare i punti di vista sul mondo dell’alimentazione, FORUM per dare voce alle COMUNITÀ DEL CIBO, spazi di incontro e molto altro, per scegliere consapevolmente il futuro del cibo, il nostro futuro. Sfoglia gli appuntamenti e l’ELENCO DEI RELATORI!

Scopri la selezione ineguagliabile di gastronomia globale alle CUCINE DI TERRA MADRE, goditi il meglio delle CUCINE DI STRADA e le tentazioni dei FOOD TRUCK, e non scordarti di percorrere LA VIA DEL GELATO e di visitare lo spazio dell’UNIVERSITÀ DI SCIENZE GASTRONOMICHE!
E ricorda: la scadenza per le prenotazioni degli eventi è il 18 settembre!
 

IL TEMA DELL'EDIZIONE 2016 È VOLER BENE ALLA TERRA.

http://www.salonedelgusto.com/it/#home

Strana città *Montreal*. Un po’ New York con però tutti grattacieli cuspidati (missili puntati?), un po’ England 
con le pietre e mattonelle rosse che si infilano tra le chiese di arenaria, un po’ Alsazia per il neogotico grigio
delle cattedrali (numerosissime), un po’ Buenos Aires per i frequentissimi murales che trovi in ogni spazio pubblico, un po’ Oslo per il retroterra verde collinoso tutto boschi e un po’ Genova per il porto e le locande sul mare e tra i pontili. Qui il *Forum Sociale Mondiale* sta giocando una *sfida generazionale e geografica* importante.
Rimane tuttora la riunione più ampia di società civile che cerchi soluzioni di giustizia all’emergenza e
all’incertezza di un futuro migliore per la nostra specie. Dal primo Forum (2001) a Porto Alegre ad oggi le speranze
si sono affievolite soprattutto in termini di rapporti di forza, ma, fortunatamente, la consapevolezza della crisi
del modello di crescita distruttiva è aumentata e gli obbiettivi dei movimenti sono meno generali e più alla portata
dell’esperienza quotidiana e delle lotte territoriali. Quel che è rimasto del precedente FSM a guida brasiliano-francese – progettato e vissuto come contrappunto alternativo al neoliberismo di Davos e come forza
spendibile per il cambiamento a livello globale anche in relazione alla crescita dei BRICS – si sposta nel “centro dell’Impero”, punta anche sulle *novità politiche e intellettuali del Nord del mondo,* cambia la gerarchia degli
slogan e della comunicazione. In testa nettamente il *clima*, lo spreco di energie fossili e le nuove tecnologie di estrazione, il diritto all’emigrazione e l’abolizione delle barriere ai diritti umani, la minaccia nucleare e il diritto della pace. L’uguaglianza sociale e la lotta al capitalismo e alla rapina del liberismo sono coniugate attraverso queste lenti. Gli slogan multicolori trascinati cantando per il *corteo di apertura il 9 Agosto* alludevano quasi esclusivamente a questi temi. E’ buon segno: significa aggiornare un progetto ambientale politico sociale nato ad inizio millennio, rispetto alle emergenze che l’attaccamento al contingente, al parziale, al presente tout court della classe dirigente mondiale, impedisce di affrontare, per non dover spostare il dibattito politico sociale dalla continuità dell’economia dominante al futuro che viene a mancare. Così come è buon segno il *cambio di testimone generazionale* avvenuto in un luogo mai sfiorato prima dal Forum: la gioventù canadese e statunitense, presente in massa e con creativa allegria al corteo, ha sfilato per oltre un’ora, mescolata ai più anziani fondatori di Porto Alegre, Mumbay, Bamakò, Nairobi, che procedevano riconosciuti, un po’ affaticati dal sole radente, ma sorridenti e applauditi. Per consolidata esperienza sindacale potrei dare i numeri del grande corteo di apertura che si è snodato lungo le ampie circolari fino alla piazza Centrale di Montreal: 20 per fila, una sfilata di 100 minuti abbondanti, 12 file al minuto + almeno la metà dei manifestanti a scorrere e attendere a fianco del percorso fanno 40.000 circa. Alla fine, in piazza, durante i concerti di 12 bands fino a mezzanotte, si alterneranno 50.000 spettatori. Insisto: i presenti erano quasi tutti giovani sui 20 anni (più ragazze che ragazzi e molte unite in gruppi femministi) mentre era completamente svanita la generazione tra i 35 e i 55 anni, non certo rimpiazzati dai resistenti over 60. Dal punto di vista della provenienza: italiani da contarsi sulle dita di una mano, tedeschi forse una cinquantina, un centinaio di francesi organizzati e visibili, gruppi folti di giovani brasiliani contro il golpe presidenziale, africani, profughi di guerra siriani e somali, molte presenze di chiese locali e una folta delegazione del consiglio mondiale dei missionari comboniani. Rappresentanti politici nessuno. Le attività del Forum cominciano oggi, 10 Agosto: sono articolate in 1500 iniziative con la presenza di 140 Paesi. Ne renderemo conto periodicamente. Molte le presenze eccellenti: Riccardo Petrella, Omar Barghuti, Bennie Sanders, Garzia Linera, Chico Withaker, Aminata Traorè, Edga Morin, Naomi Klein, per elencarne alcune. A presto *Mario Agostinelli*

 

 

Spagna. Da Barcellona arriva una proposta realizzabile e replicabile per mettere in crisi la politica energetica tradizionale

Riprendersi strade e piazze è l’indicazione ricorrente nel dibattito post-elettorale di Podemos e Iu, dopo il parziale insuccesso della lista unitaria, con cui le due forze della sinistra spagnola hanno affrontato le elezioni del giugno passato. Fino ad ora è stata una discussione aperta, non serrata nei gruppi dirigenti, con lo sguardo rivolto all’esterno, che ha puntato a coinvolgere quante più persone possibili, con il chiaro obiettivo di costruire una mobilitazione collettiva, degli oltre 5 milioni di elettrici ed elettori che hanno votato Unidos Podemos.

Anche se sommati a quelli dei socialisti, 5 milioni di voti non sono sufficienti per costruire una maggioranza di governo, ma possono essere una forza importante per cercare di governare dall’opposizione. Il continuo richiamo al ritorno alla strada nel dibattito di Unidos Podemos dimostra che c’è la piena consapevolezza che, per modificare i rapporti di forza emersi nelle ultime elezioni, precariamente a favore delle destre e del PP in particolare, non basta una dura opposizione parlamentare, se ad essa non si accompagna una paziente costruzione di esperienze e conflitti nella società. Gli obiettivi su cui alimentare questa partecipazione e vertenzialità sono evidenti. L’eventuale riconferma di Rajoy significa continuità delle politiche del suo precedente governo e quindi austerità, tagli allo stato sociale, sistematica distruzione ambientale, il tutto aggravato dalla limitazione della libertà di dissenso che la continuità della Ley Mordaza imporrebbe.

Riconquistare strade e piazze è facile a dirsi, ma più complesso è riuscire a farlo. Non basta infatti fare propaganda e denunciare le malefatte del governo.

Le persone devono sentirsi coinvolte in un progetto alternativo di Spagna, senza il quale è impensabile modificare alcun rapporto di forza.

Un esempio su come sia possibile questa tanto invocata riconquista della strada è stato offerto, nei giorni passati, dal comune di Barcellona, governato da forze che fanno riferimento ad Unidos Podemos. La giunta della sindaca Ada Colau ha infatti deciso, nell’ambito delle proprie competenze, di promuovere una azienda municipale adibita a comprare e commercializzare l’energia prodotta dai pannelli solari, non solo quella installata su edifici di proprietà del comune, ma anche quella prodotta, in eccedenza rispetto ai propri consumi, dai pannelli installati dalla cittadinanza.

È previsto di dotare questa compagnia elettrica pubblica di un finanziamento di 130 milioni di euro. Sembra una mosca bianca, o come si dice in Spagna un cane verde, buona per convegni o per aggiudicarsi qualche premio europeo, ma non in grado di influire sulle scelte energetiche reali, che, se governerà Rajoy e la destra, continueranno ad essere incatenate al petrolio e alle energie non rinnovabili. Basta ricordare l’ultimo provvedimento energetico preso dal governo Rajoy alla fine della precedente legislatura, con cui decise di tassare il sole per favorire l’oligopolio delle grandi compagnie elettriche. Ma la scelta del comune di Barcellona può scardinare dal basso il modello energetico tradizionale. L’entità dell’investimento, 130 milioni di euro, di cui i primi 200mila euro serviranno per avere un quadro esatto di ciò che a Barcellona è già installato e fornire indicazioni su come aumentarlo, potrebbero far pensare ad uno scarso peso complessivo della proposta.

Così come non basta, per mettere in crisi un modello energetico non rinnovabile, che il comune di Barcellona dedichi buona parte dell’investimento preventivato per incentivare chi realizzerà interventi di risparmio energetico della propria abitazione. Né possono preoccupare le compagnie elettriche quei 36 milioni di euro dedicati a promuovere nuove installazioni o gli 8,4 milioni che serviranno per la commercializzazione della elettricità comprata, per campagne di sensibilizzazione della cittadinanza e per formare tecnici installatori. In realtà questa proposta può uscire dalla esemplarità e mettere in crisi la politica energetica tradizionale per il semplice motivo che è facilmente replicabile.

Unidos Podemos nelle ultime elezioni amministrative ha conquistato parte dei grandi comuni spagnoli, non solo Barcellona. La sua opposizione parlamentare alla politica energetica del governo potrebbe diffondersi e coinvolgere la cittadinanza, replicando, dove possibile, la scelta di Barcellona. Anche Madrid, Valencia, Bilbao, Cadiz, l’arcipelago delle Baleari, solo per citare alcune delle municipalità governate da Unidos Podemos, potrebbero sconfiggere ed emarginare socialmente l’iniqua tassa sul sole e le politiche energetiche a favore delle fonti non rinnovabili del passato governo Rajoy.

Gran parte della società spagnola potrebbe liberarsi delle esose compagnie elettriche private e conquistare l’autonomia energetica. Ecco un passo per dar seguito al proposito di tornare fra cittadini e cittadine e renderli protagonisti, costruendo dall’opposizione quel nuovo modello energetico 100% rinnovabile con cui Unidos Podemos apriva il proprio programma elettorale. Un terreno su cui si potrebbero riaprire canali di comunicazione con l’altra possibile forza di opposizione, il Psoe, a sua volta sensibile ad un progetto rinnovabile e a fare della Spagna una protagonista della lotta ai cambiamenti climatici.

L’Unione Europea fermi la repressione in Turchia

 

Lettera aperta di associazioni, sindacati, ong a Federica Mogherini,

Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari Esteri

 

Associazioni, sindacati, reti e ong hanno inviato una lettera aperta a Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, in cui esprimono profonda preoccupazione per la deriva autoritaria assunta dal governo turco.

 

Il prolungamento dello stato d’emergenza e la sospensione della Convenzione Europea dei Diritti Umani aprono scenari drammatici, mentre il presidente Erdogan con sistematiche epurazioni sta eliminando qualsiasi luogo di produzione di idee critiche, nelle scuole, nelle università, nei media, nella magistratura. Sono più di 60mila gli insegnanti, i magistrati, i funzionari pubblici, i giornalisti sollevati dal loro incarico, mentre sono state incarcerate 13mila persone, e il numero, in entrambi i casi, cresce costantemente.

 

Di fronte a questo scempio della democrazia, le istituzioni e i governi europei non hanno purtroppo reagito con la necessaria fermezza. L’UE sta dimostrando di essere vittima del ricatto esercitato dal governo turco data la sua posizione strategica nella regione. Ma nessuna ragion di stato può giustificare il silenzio europeo di fronte alle violazioni dei diritti umani e agli arresti indiscriminati.

 

Alla Mogherini viene chiesto di mettere in campo tutte le azioni possibili per fermare il disegno autoritario di Erdogan, a cominciare dalla sospensione del processo di integrazione europea e dell’accordo sui migranti.

 

Da parte loro, i firmatari si impegnano a promuovere in Italia e in Europa azioni di solidarietà col popolo turco, con l’obiettivo di arrivare a un grande appuntamento europeo per impedire ad Erdogan di cancellare la democrazia in Turchia.

In Italia è in programma già per domani un sit-in nei pressi dell’ambasciata turca. Dopo quello che si è tenuto mercoledì scorso per la libertà di informazione, quello di domani, promosso da Flc-Cgil, Cisl scuola e Uil scuola, avrà al centro la difesa del sistema dell’istruzione.

 

Per sottoscrivere la lettera cliccare su http://www.progressi.org/turchia

Primi firmatari: Arci, Legambiente, Libera, Centro Astalli, Acli, Flc-Cgil, Fnsi, CittadinanzAttiva, Fiom-Cgil, Auser, Slow Food, Rete della Pace, Focsiv, Tavola della Pace, Federbio, Cies, Aiab, Articolo 21, Arci servizio civile, Asgi, Cime, Cnca, Cospe, Gruppo Abele, Link, Lunaria, Mani Tese, Movimento difesa del cittadino, Movimento nonviolento, Progressi.org, Rinnovabili.it, Un ponte per…, Rete della conoscenza, Rete studenti medi, Sei-Ugl, Sì rinnovabili No nucleare, Uds, Udu, Uftdu, Ambiente e lavoro, Comuni virtuosi, Medici per l’ambiente, Centro volontariato int. Udine, Coordinamento comasco per la pace.

Ufficio stampa: Andreina Albano 3483419402 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Alice Scialoja: 3393945428 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Roma, 25 luglio 2016

 

 

Dopo il successo delle prime due edizioni, tenutesi presso la Libera Università di Alcatraz, dal 26 al 31 luglio torna EcoFuturo, il Festival delle EcoTecnologie e dell’Autocostruzione!
Questa terza edizione si terrà a Rimini, nella splendida struttura di EcoArea, che è un vero e proprio tuffo nel futuro.

Il tema di questa edizione è:
RITORNO AL FUTURO, PACE CON LA TERRA

Questi sono i temi delle diverse giornate:
• Martedì 26 luglio: Vivere e abitare (a impatto zero)
• Mercoledì 27 luglio: Mobilità (spolveriamoci)
• Giovedì 28 luglio: Energie rinnovabili e risparmio energetico
• Venerdì 29 luglio: Economia circolare (gestione rifiuti, recupero, riciclaggio…)
• Sabato 30 luglio: Disinquiniamo (aria, acqua, terra)
• Domenica 31 luglio: Coltivare il lavoro (salvando il clima)

Qui trovate il programma completo di EcoFuturo 2016

Qui le proposte per bambini e ragazzi

Qui alcune informazioni logistiche (costi, dormire, mangiare)

E’ possibile seguire gli aggiornamenti anche su http://festivalecofuturo.myblog.it e sulla pagina Facebook EcoFuturoFestival.
Sul nostro canale YouTube Alcatraz Channel moltissimi video delle edizioni 2014 e 2015.

 

L'anniversario 1976-2016. Dal disastro in Brianza alla costruzione di un’epidemiologia partecipata. Il 10 luglio 1976, alle 12.37, nello stabilimento Icmesa di Meda (Mb) esplose un reattore chimico utilizzato nella produzione di diserbanti. Una nube tossica con almeno 14 chili di diossina invase i cieli lombardi. Oggi sull’area contaminata sorge un bosco di querce. Tre direttive comunitarie dopo, la gestione dell’incidente chimico è ancora un’impresa.

«Voglio portare la testimonianza di una città che ha reagito e guarda al futuro in modo positivo e che sulla base della memoria di quell’evento porti a un riscatto, progettando azioni concrete che facciano di Seveso una città di riferimento nel campo ambientale». Queste le parole del sindaco di Seveso Paolo Butti al convegno nazionale «A 40 anni dall’incidente dell’Icmesa di Seveso: dal disastro alla sicurezza», organizzato dall’associazione Ambiente e Lavoro il 6 maggio scorso alla Camera del Lavoro di Milano.

Quattro decenni sono un tempo sufficiente per un bilancio degli errori compiuti allora e delle loro conseguenze. Il gruppo di ricerca diretto da Pier Alberto Bertazzi e Angela Pesatori dell’Università di Milano ha condotto in questi quarant’anni diversi studi epidemiologici sulle ricadute sanitarie del disastro di Seveso, nonché sull’espressione genica nelle cellule del sangue su soggetti umani esposti alla diossina in collaborazione con il National Cancer Institute statunitense. Al convegno, Bertazzi ha presentato alcune conclusioni di questi lavori che sottolineano l’importanza della capacità di gestire – e la responsabilità di prevenire – il rischio in situazioni di emergenza.

Dal 1976 al 2013, nelle zone limitrofe all’incidente non si è riscontrato un aumento della mortalità generale o dell’incidenza di tumori maligni. Eppure, nei primi anni si erano osservati aumenti di decessi dovuti a patologie cardiovascolari e respiratorie che possono essere interpretati non soltanto come effetto della diossina, ma anche dell’estremo disagio cui la popolazione è stata costretta a vivere dopo l’accaduto.

I venti casi in più di neoplasie ematologiche rispetto alle attese, e alcuni casi di tumore alla mammella e al colon retto e di diabete, inoltre, confermano quanto già si sapeva sulla tossicità della diossina: si tratta di aumenti indicativi che, in assenza di indagini adeguate, probabilmente sarebbero passati inosservati.

Come dimostrano anche le parole di Butti, a quarant’anni dallo scoppio di un reattore della fabbrica dell’Icmesa che il 10 luglio del ’76 riversò una nube tossica contenente fino a 14 kg (a oggi non si conosce il dato esatto) di tetracloro-dibenzo-diossina (TCDD) nell’atmosfera, pochi intendono citare Seveso per stigmatizzare l’Italia – ma non solo l’Italia – arretrata e incapace di affrontare le sfide del capitalismo industriale dopo il boom economico. O per sottolineare le promesse mai davvero realizzate in campo ambientale, visto che di passi da fare ce ne sono molti.

10soc1 icmesa seveso seveso tragedia

Eppure, rileggendo oggi quelle vicende, ne cogliamo la frattura culturale. Nacquero allora temi come l’attenzione alla trasparenza, il rifiuto della monetarizzazione della salute, il coinvolgimento di operai, sindacati, medici, scienziati (con le donne spesso in prima fila) e una concezione nuova dell’ambiente che non separasse l’interno e l’esterno della fabbrica.

I diversi soggetti sperimentarono in quegli anni un’«azione-ricerca» che ha richiesto tempo anche solo per imparare a capirsi nei rispettivi linguaggi: per tradurre bisogni, sintomi e attese degli operai e dei cittadini in un linguaggio tecnico adatto a descrivere le loro esigenze reali. Come osservava Ivar Oddone, partigiano e pioniere della medicina del lavoro italiana, assunse una rilevanza decisiva la «non delega», già emersa nelle lotte operaie di Mirafiori nel 1969.

Eppure, da questa distanza, come ignorare lo stato di salute precario del nostro paese che condiziona ed è al contempo strettamente connesso con lo stato di salute globale? Nel parlare di un prima e un dopo Seveso nell’opinione pubblica, a livello politico e sul piano della ricerca va evidenziato che mai come allora si compresero il ritardo strutturale nell’applicare norme riguardo agli effetti nocivi di sostanze tossiche già ampiamente noti e la ricaduta degli incidenti industriali su ampia scala, i cui effetti si trasmettono di generazione in generazione se non sono osservati, misurati e controllati in modo strutturalmente efficace.

Se non partecipate in maniera informata con tutta la popolazione, decisioni delicate e complesse in campo ambientale possono produrre persino un effetto contrario alle previsioni. Quindi viene spontaneo chiedersi che fine abbiano fatto quelle importanti premesse e anche le buone pratiche.

L’epidemiologia italiana attuale ha recepito e rilancia questo messaggio. Lo dimostra, ad esempio, il progetto di epidemiologia partecipata fatto a Manfredonia dove, due mesi dopo Seveso, una nube di arsenico sprigionata da uno stabilimento dell’Enichem provocò un disastro analogo.

L’epidemiologia partecipata richiede collaborazione interdisciplinare nella ricerca per offrire uno sguardo coerente, che sappia cogliere fenomeni complessi sul piano scientifico e sociale. Costa tempo, fatica e risorse.

Ma non ci sono scorciatoie, come insegna un sapere che paga lo scotto di muoversi ex-post, ma invita al contempo a far crescere consapevolezza e comportamenti preventivi ex-ante.

Oggi, anche grazie alle direttive comunitarie per la prevenzione degli incidenti industriali rilevanti, «Seveso I» (recepita in Italia con il DPR 175/88) e «Seveso II» (D. Lgs. 334/99) vi sono presupposti oggettivi per la prevenzione e il controllo sanciti dalla legge, come trasparenza e criterio di proporzionalità del rischio.

D’altro canto, fa riflettere la diversità nell’applicazione delle norme a livello regionale e nazionale.

La direttiva comunitaria «Seveso III» (D. Lgsl.105/2015) istituisce un nuovo regime di controlli sul piano regionale e nazionale. Ma non è chiaro come potranno essere garantiti in mancanza di investimenti specifici. Inoltre non si può trascurare il rispetto della simmetria tra esigenze del lavoro e della salute nell’applicazione di controlli efficaci di fronte alla tendenza a delocalizzare le industrie.

Gli studi neuroscientifici evidenziano le configurazioni neurali che si formano con l’apprendimento, per poi insediarsi e funzionare secondo logiche funzionali economiche (pensiero veloce), ma non solo (pensiero lento).

La discussione pubblica sull’ambiente deve tenerne conto: in un’epoca in cui si ritorna a parlare dei valori della democrazia, di giustizia globale e di scienza partecipata, sono temi su cui discutere con modalità e tempi adeguati. Favorire il dialogo fra scienza e società riguardo al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente e della salute sarebbe un gesto di maturità istituzionale.

* L’autrice fa parte dell’Unità di Storia della Medicina, Dipartimento di Filosofia Sapienza Università di Roma

Il caso, maxi risarcimento e due lievi condanne

Il 10 luglio del 1976, alle 12.37, nello stabilimento Icmesa di Meda, un reattore chimico utilizzato nella produzione di diserbanti andò in avaria ed esplose. Una nube tossica contenente un alto tasso di diossina fuoriuscì dal reattore e fu spinta dal vento verso sud-est.

Diverse cittadine della Brianza ne furono investite, ma il comune più colpito fu quello di Seveso, confinante con Meda. La stampa diede notizia dell’incidente solo una settimana dopo.

Quasi 700 persone residenti nell’area più contaminata furono sfollate e poterono tornare nelle proprie case solo a distanza di oltre un anno. Una quarantina di famiglie, invece, persero le loro case, che furono distrutte e ricostruite negli anni successivi.

L’area più vicina all’incidente fu dichiarata inaccessibile e bonificata interamente. Oggi è coperta da un bosco di querce.

La Givaudan che controllava l’Icmesa indennizzò cittadini e istituzioni per un totale di circa 300 miliardi di lire. Dei 5 dirigenti inizialmente denunciati, nel 1986 solo Jorg Sambeth e Herwig von Zwehl furono condannati rispettivamente a un anno e mezzo e due anni di reclusione.

Sulla vicenda, Sambeth ha scritto il romanzo-confessione «Zwischenfall in Seveso» (2004, ed. Unionsverlag), mai tradotto in Italia.

PRESENTAZIONE

QUINTO RAPPORTO ANNUALE SULL’EFFICIENZA ENERGETICA

23 giugno 2016

 

Sala degli Arazzi - Ministero dello Sviluppo Economico

Roma, Via Vittorio Veneto n. 33

 

ENEA presenta il 5° Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica, con i dati aggiornati sulla bolletta energetica nazionale e nuovi trend dell’efficienza nei diversi settori, dai trasporti al residenziale, dall’industria al terziario.

La giornata sarà inoltre l’occasione per focalizzare l’attenzione delle istituzioni e delle imprese sullo stato attuale del parco immobiliare nazionale e le opportunità economico-ambientali derivanti da strategie di riqualificazione energetica degli edifici capillari e condivise.

 

La partecipazione è libera e gratuita, previa registrazione on line

 

 

Ulteriori informazioni e programma

 

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E' online il programma della Terza Conferenza Nazionale Forum Rifiuti.  

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Il WWF e la Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontari (FOCSIV), promuovono un Simposio Internazionale su

“Una Transizione Giusta per la nostra Casa Comune: Energia, Lavoro e Sradicamento della Povertà".

Affrontare il cambiamento climatico è un elemento costitutivo dello sviluppo sostenibile e per questo  richiede una visione ampia e un approccio partecipativo ed equo: deve essere un’occasione per correggere gli elementi di iniquità, le vecchie e nuove povertà, non per crearne di ulteriori.
Occorre fare in modo che si garantisca una vera riconversione che tenga conto non solo delle infrastrutture produttive e delle tecnologie, ma anche delle persone in carne e ossa. È necessario che istituzioni, attori sociali ed economici, centri di fermento culturale mettano in comunicazione competenze e sensibilità per assicurare che si vada nel senso giusto e per trovare anche strumenti e idee innovative. Per questo è necessario alimentare un dialogo condiviso, come ci invita a fare anche Papa Francesco nella Encliclica Laudato Sì’.

Il Simposio “Una Transizione Giusta” vuole essere un’occasione di incontro tra persone ed esperienze coinvolte in rappresentanze sindacali, organizzazioni non governative, finanza, università, comunità religiose e istituzioni, per discutere e costruire relazioni che apriranno la strada ad una maggiore comprensione e collaborazione per accelerare una giusta transizione energetica verso società resilienti a basse emissioni di carbonio, salvaguardando il lavoro di tutti.

L’incontro si terrà il 23 Giugno 2016 dalle 9 alle 17 a Roma presso la Sala del Parlamentino del CNEL (Viale David Lubin, 2).

Vi aspettiamo!

Per partecipare è necessario registrarsi.

 

 
 

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