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Gli Stati Generali della Green Economy sono promossi dal Consiglio Nazionale, composto da 66 organizzazioni di imprese rappresentative della green economy in Italia, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il Ministero dello Sviluppo Economico.

 

La VI edizione si terrà il 7 e 8 novembre 2017 nell’ambito della manifestazione Ecomondo a Rimini Fiera.

 

L'iscrizione agli Stati Generali della Green economy è gratuita. È possibile iscriversi entro il 30 ottobre.
 

Di seguito le modalità di registrazione online:

  1. Accedere alla pagina di registrazione https://forumweb.bestunion.it inserendo il codice: STAGEN
  2. Effetturare la registrazione online inserendo i propri dati personali
  3. Vi siete registrati! Ora dovete solo stampare il biglietto e conservarlo per l’ingresso in fiera, evitando le code
Programma dell’evento |download|

http://www.statigenerali.org/

Le news della settimana
 
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139 paesi, Italia compresa, hanno tutte le potenzialità per diventare 100% rinnovabili entro il 2050 secondo uno studio condotto da 26 ricercatori delle Università di Stanford, Berkeley, Berlino e Aarhus diretti dal professor Mark Jacobson e pubblicato nell’ultimo numero della rivista scientifica Joule. Una prima fase dello studio era stata presentata a gennaio dove già erano emersi in modo lampante i vantaggi di un mondo alimentato 100% da fonti rinnovabili.
 
 
 
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Entro la fine del 2017, il solare fotovoltaico potrebbe risultare l’antagonista più quotato del nucleare, segnando un sorpasso epico nella storia del settore energetico mondiale. È questo quanto rileva l’ultima edizione del “Global Solar Demand Monitor” di GTM Research, che segue con attenzione l’evoluzione dei mercati mondiali del solare, analizzando anche gli eventuali rischi che potrebbero rallentare la crescita del solare.
 
 
 
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In Europa si potrebbero rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi con un aumento dell’eolico offshore nel mare del Nord. Secondo uno studio realizzato da Ecofys insieme a Navigant se l’eolico offshore triplicasse, l’obiettivo concordato alla conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici sarebbe a portata di mano. Un’idea anche per la Cop 23 che si svolgerà a Bonn, in Germania, nel prossimo novembre e dove si parlerà anche di come concretizzare gli accordi di Cop21.
 
L'infografica della settimana
 
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L’attuale crisi climatica è uno dei pericoli più gravi per il nostro pianeta per come lo conosciamo. I livelli del mare sono sempre più alti, anno dopo anno. Le temperature sono più calde che mai. I ghiacciai si sono ridotti a livelli record. Per le nostre comunità, tutto questo crea un cocktail pericoloso che ci sta portando al disastro. Questa non deve essere l’unica opzione di futuro a disposizione. Ci sono molti modi con cui possiamo porre fine alla crisi del clima. Per esempio, le energie rinnovabili.
 
Il video della settimana
 
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Per evitare gli effetti più pericolosi del cambiamento climatico, la comunità internazionale ha convenuto che l’aumento della temperatura media globale dovrebbe essere limitato a 2°C. Rimanere entro questo limite richiede la limitazione delle emissioni globali di gas ad effetto serra a un trilione di tonnellate di carbonio, o 3.667 gigatonnes di anidride carbonica, noto come “carbon budget”.

Electricity Market Report:

Scenari strategici dopo la fine del mercato regolato

Presentazione Electricity Market Report

25 Ottobre 2017 ore 9.30

Politecnico di Milano - Campus Bovisa, via Lambruschini 4, Edificio BL28 - Aula Magna Carassa Dadda 

 

Tra gli speaker confermati al Convegno saranno presenti:

Enrico Falck - Presidente di FALCK e FALCK ENERGY;  Matteo Codazzi - Amministratore Delegato di CESI; Paolo Grossi - Amministratore Delegato/Managing Director di INNOGY ITALIA; Massimiliano Bignami - Country Manager Italy di ALPIQ; Stefano Cavriani - Direttore Commerciale di EGO TRADE; Luca Cicognani - Direttore unità Grid Automation Italia di ABB; Luca Diomaiuta - Responsabile Servizi Area Gestionale di FEDABO.

Chiuderà i lavori Simone Mori, Presidente di Elettricità Futura.

 

L'Electricity Market Report è il risultato di uno studio estensivo delle trasformazioni in atto nel mercato elettrico (dalla rimodulazione delle tariffe, all'apertura del MSD, dalla diffusione attesa dei sistemi di storage, alla possibile uscita dal meccanismo della tutela ecc.) realizzato attraverso oltre 200 interviste qualificate agli operatori del settore.

Il quadro che ne esce dipinge la situazione attesa del mercato elettrico in Italia nel 2021, con le ripercussioni per i diversi attori della filiera (dagli utenti finali, con il possibile rialzo dei prezzi dell'energia, ai produttori di energia, con la crescita attesa del ruolo dei prosumer, passando per gli operatori della trasmissione e della distribuzione, alle prese con la diffusione dei sistemi di storage).    

L'Electricity Market Report riporta infine i risultati di una estensiva analisi di benchmark che confronta il mercato italiano con quelli di Germania, Regno Unito, Norvegia, Danimarca, Spagna, Francia e Portogallo, contribuendo quindi ad ampliare la visione sui principali trend che stanno modificando il nostro modo di intendere e gestire i mercati dell'energia.

Ai presenti sarà consegnata in omaggio una copia dell'Electricity Market Report - 1a ed.

 

Programma della giornata: 

9.30    Apre i lavori

          Umberto Bertelè, School of Management - Politecnico di Milano

9.45    Presenta il Renewable Energy Report 2017

           Vittorio Chiesa, Energy & Strategy Group - Politecnico di Milano

10.45  Coffee break

11.15  Prima tavola rotonda Partner

12.00  Seconda tavola rotonda Partner

12.45  Intervento conclusivo di Simone Mori, Presidente di Elettricità Futura

13.00  Chiusura dei lavori

 

Per iscriversi cliccareQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo."> qui

LE ISCRIZIONI VERRANNO CHIUSE 3 GIORNI PRIMA DEL CONVEGNO E I DATI INSERITI NEL LINK DI ISCRIZIONE SARANNO UTILIZZATI PER REALIZZARE I BADGE, CHE SARANNO CONSEGNATI AI PARTECIPANTI IL GIORNO DELL'EVENTO 

Vi informiamo che durante l'evento verranno effettuate delle riprese video e scattate delle fotografie a scopo di diffusione via web per attività promozionali e di comunicazione (sito web, mass Media, Social Networks, ecc.)  

PUOI FIRMARE QUI 

Condanniamo la violenza della Policia National e della Guardia Civil sulla popolazione inerme ai seggi in Catalogna domenica 1 ottobre ed esigiamo che si faccia luce sulle responsabilità politiche di una aggressione che non può trovare cittadinanza in uno Stato europeo del ventunesimo secolo.

 

Il fatto che, per la attuale Costituzione spagnola, il referendum fosse illegale in alcun modo giustifica la violenza contro una grande e nonviolenta espressione di partecipazione popolare.

 

I problemi politici si risolvono con la politica.

 

Facciamo appello urgente a una mediazione internazionale, per trovare una soluzione condivisa attraverso il dialogo e l’accordo, che eviti il ricorso ad atti unilaterali.

 

Chiediamo al governo spagnolo e a quello catalano di facilitare la ricerca di tale soluzione, alle forze politiche e sociali di tutta Europa di sostenere questo obiettivo.

 

L’Unione Europea, che interferisce in permanenza in scelte essenziali dei propri paesi membri, non può continuare a ripetere che il conflitto aperto fra la Catalogna e il governo spagnolo è un affare interno di uno stato.

 

E’ un affare europeo, non solo perché il destino della Spagna e della Catalogna avranno influenza su tutta l’Europa, ma perché il modello di democrazia e di convivenza in Europa è questione che riguarda tutti e tutte.

 

E’ interesse di tutto il continente trovare modi per dirimere la questione in modi pacifici, avanzati, produttori di maggiore democrazia, diritti, partecipazione.

 

Francesca Chiavacci - Presidente Nazionale ARCI

Martina Carpani - Rete della Conoscenza

Andrea Torti - Link Coordinamento Universitari

Francesca Picci - Unione degli Studenti

Rossella Muroni - Presidente Nazionale Legambiente

Nicola Fratoianni - Segretario Sinistra Italiana

Giuseppe Civati - Segretario Possibile

Maurizio Acerbo - Segretario Rifondazione Comunista

Roberto Musacchio - L’Altra Europa con Tsipras

Lorenzo Marsili - DiEM 25

Roberto Morea - Transform Italia

Vincenzo Vita - presidente Associazione Rinnovamento Sinistra

Alfiero Grandi - presidenza ARS

Alfonso Gianni - direttivo Coordinamento Democrazia Costituzionale

Monica Di Sisto - Fairwatch

Marco Bersani - Attac Italia

Silvia Stilli - Portavoce AOI

Daphne Buellesbach - European Alternatives

Domenico Rizzuti - Forum per la Cittadinanza Mediterranea

Nicola Vallinoto - Comitato Centrale Movimento Federalista Europeo

Lamberto Zanetti - Istituto studi sul Federalismo Paride Beccarini

Roberto Castaldi - CesUE Centro Studi Unione Europea

Vittorio Bardi - Associazione Sì Energie Rinnovabili

Marco Revelli - sociologo

Francesca Fornario - giornalista

Moni Ovadia - artista

 

Le news della settimana
 
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Le fonti rinnovabili stanno spingendo fuori mercato le centrali a carbone e quelle a gas naturale. Dati alla mano, Bloomberg New Energy Finance nel suo ultimo report ha descritto i cambiamenti che da qui al 2040 potremmo aspettarci nel mondo dell’energia, mostrando che il sorpasso delle rinnovabili sulle fonti fossili stia avvenendo molto più velocemente di quanto previsto.
 
 
 
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Le nazioni del G20 erogano finanziamenti pubblici in favore delle fonti fossili quattro volte più che quelli concessi alle energie rinnovabili. È quanto afferma uno studio condotto da Oil Change International e da una serie di associazioni tra cui Wwf, Sierra Club, Legambiente, Amici della Terra e Re:Common. Facile parlare, più difficile uscire dalle pressioni delle lobby petrolifere e mettere in atto delle serie politiche per contrastare i cambiamenti climatici e favorire la transizione energetica verso le rinnovabili.
 
 
 
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La Cina, il più grande produttore di energia solare al mondo, a fine giugno ha messo in funzione un nuovo impianto solare che è già diventato il più famoso, se non il più simpatico, mai costruito prima sulla Terra. L’impianto ha la forma di un panda gigante, animale particolarmente caro ai cinesi e simbolo per eccellenza della protezione della natura.
 
L'infografica della settimana
 
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Alcuni ricercatori svedesi hanno esaminato quanto alcune semplici scelte personali possano contribuire ad affrontare i cambiamenti climatici. Sebbene una notevole copertura delle notizie sui media si sia focalizzata quasi esclusivamente sugli interventi più importanti, la realtà è che anche le piccole azioni individuali contano. E un sacco.
 
Il video della settimana
 
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Gli uragani, la siccità e altri eventi estremi legati al clima stanno sollevando una questione piuttosto complessa: tutto questo è conseguenza del riscaldamento globale? Questo breve video guarda a ciò che gli scienziati chiamano “studi di attribuzione delle cause dei cambiamenti climatici” (climate attribution studies), che valutano quanto l’umanità e le sue attività possano aver influito sul clima nel corso del tempo.
 
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Il titolo è del comunicato di Federconsumatori, che condividiamo, e pubblichiamo sotto, assieme alla dichiarazione della CGIL.

Sulla questione, ed in particolare sulla fornitura di energia elettrica, avevamo lanciato qualche mese fa, una petizione  al Parlamento: Manteniamo il "Servizio di maggior tutela" nella fornitura di energia elettrica."

Nel ddl “Concorrenza”, che arriverà in aula del Senato nelle prossime settimane, sono previste diverse misure, anche su materie che riguardano l'energia, tra le quali la fine del “servizio di maggior tutela” per le tariffe elettriche per gli utenti domestici e le piccole imprese.

Oggi sono circa 20 milioni gli utenti domestici che sono restati in questo sistema, mentre chi scelto di passare al “mercato libero”, secondo diverse ricerche, sta pagando tariffe più alte, in particolare le utenze con i consumi minori.

Per questo - associandosi a quanto già richiesto da associazioni sindacali, ambientaliste, dei consumatori – chiediamo un impegno concreto a Governo e Parlamento affinché, nell'esame in aula del ddl Concorrenza, venga cancellata la fine del mercato di maggior tutela, strumento necessario soprattutto per tutelare le utenze più deboli.

Nonostante il discreto successo delle adesioni, e soprattutto tante altri voci contrarie, oggi 2 agosto, il Governo ha fatto approvare, con voto di fiducia, il decreto in questione che sotto il falso titolo della "libera concorrenza" concede mano libera alle grandi aziende a sfavore dei consumatori.

Il Comunicato di Federconsumatori

Come temevamo è stato approvato con voto di fiducia il DDL Concorrenza.

Un decreto che, come abbiamo sempre affermato, non apporta alcuna novità positiva per i cittadini e sembra scritto su misura delle grandi aziende, specialmente in campo energetico, assicurativo e farmaceutico.

A confermarlo oggi è lo stesso Presidente della X Commissione Industria al Senato, che ha dichiarato come alcune norme contenute nel ddl Concorrenza "ne hanno fatto uno strumento per favorire o salvaguardare alcune grandi aziende come Enel, Generali, Unipol, Walgreens Boots Alliance e Big Pharma".

“La novità apportata dal Decreto che riporterà le conseguenze più dannose per i cittadini è quella che riguarda l’abolizione del mercato tutelato, che consegnerà i cittadini in pasto ad un mercato libero in cui non vi è la minima ombra di competitività e convenienza, ma è ricco di pratiche commerciali scorrette ed abusi.” – sostiene Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

Di fatto, l’85% dei circa 23 milioni di clienti del mercato di maggior tutela saranno “regalati” al maggiore operatore nel settore dell’Energia: dal 2019 chi non avrà scelto personalmente una propria compagnia sarà assegnato d’ufficio a quella che in precedenza garantiva la fornitura per conto dell’Acquirente Unico.

Se volessimo dare alle cose il proprio nome, questo si chiamerebbe monopolio, no concorrenza.

Altro grave passo indietro è stato fatto in tema di assicurazione, con il ritiro dell’abolizione sul tacito rinnovo per le polizze assicurative del ramo danni. Tale provvedimento estendeva l’abolizione del tacito rinnovo, pertanto, anche alle polizze del ramo danno non obbligatorie: con la sua eliminazione, ancora una volta, viene definita una norma in base agli interessi delle compagnie assicurative.

Ma l’elemento che giudichiamo più inconcepibile è la scelta del Governo di blindare con un voto di fiducia un provvedimento così delicato e rilevante, che avrà conseguenze estremamente importanti per i cittadini e per la vita delle persone. Favorire la discussione e la condivisione su tale disegno di legge sarebbe stata senz’altro la scelta più lungimirante e rispettosa dei cittadini, ma la ragionevolezza non sembra il tratto distintivo del Governo.

 

La dichiarazione della CGIL  

Ddl concorreza: Filippi (Cgil), stop maggior tutela danneggia utenti

Roma, 2 agosto – “È evidente, anche dalla maggioranza risicata con la quale è stato approvato, che il Ddl concorrenza provoca delle difficoltà reali, una su tutte riguarda la fornitura di energia elettrica, con l'obbligo per l'utente di passare al mercato libero contro il quale ci siamo battuti durante tutto l'iter del provvedimento”. È quanto dichiara il responsabile Politiche energetiche della Cgil nazionale Antonio Filippi.

“La soppressione dal 1 luglio 2018 del mercato di maggior tutela – spiega il dirigente sindacale – comporta un danno notevole per 23 milioni di utenti, tra famiglie e imprese, ai quali questo garantiva un prezzo più basso di circa il 20% rispetto alle tariffe applicate nel cosiddetto 'libero mercato'”.

“La Cgil – ricorda in conclusione Filippi – si è opposta a questa imposizione prevista dal ddl, ritenendo che l'unica regola per il passaggio volontario al mercato libero debba essere la convenienza, non l'obbligatorietà per legge”.

Nicola Cipolla ci ha lasciato domenica 30 luglio, ci associamo al dolore dei famigliari, delle compagne e dei compagni, dei militanti che tanto lo hanno apprezzato nella sua lunga e impegnata vita.

Vogliamo ricordarlo con alcuni contributi apparsi oggi su il manifesto, a partire dal ricordo di Emanuele Macaluso, da cui abbiamo preso il titolo, dal saluto del collettivo del manifesto, e dall'articolo di Anna Bucca, attuale presidente del Cepes - fondato nel 1982 sulla base di una intuizione di Pio La Torre - al quale Nicola ha dedicato tante energie sapendo coniugare i valori migliori del movimento operaio e di sinistra con quelli ambientalisti.

Nel suo «Diario di un socialcomunista siciliano», Nicola ha raccontato decenni di lotte da leader sindacale, del Pci e poi da ambientalista.

Con Nicola Cipolla e col Cepes anche l'Associazione "Si alle Rinnovabili No al Nucleare" ha spesso collaborato, ricordiamo solo l'appello per salvare il pianeta dal riscaldamento globale, proposto da Nicola poco tempo prima della COP 21.

 

Appello per salvare il pianeta dal riscaldamento globale
 

L’IPCC (Intergovernmental panel on climate change) organo dell’Onu ha pubblicato tra la fine del 2013 e il marzo 2014 in piena campagna elettorale per le elezioni europee il suo V rapporto sul clima. Con il I rapporto di 25 anni fa questa istituzione, che si avvale di oltre 2500 scienziati e centri di ricerca in tutto il mondo, aveva avviato un processo di confronto tra gli Stati che aveva portato, nel 1997, all'accordo di Kyoto, firmato da Clinton, ma non ratificato dal Congresso americano, e revocato da George Bush jr.
Il 16 febbraio del 2005, dopo che era stato raggiunto il quorum necessario, è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto. In piena epoca neoliberista, questi trattati imponevano però vincoli e interventi pubblici per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera e sviluppare le energie rinnovabili in sostituzione di quelle fossili. Dall’obbligo di rispettare i limiti degli accordi di Kyoto erano esclusi i paesi in via di sviluppo. In queste condizioni gli effetti degli accordi sono stati insufficienti a bloccare l’aumento complessivo delle emissioni climalteranti. Il V rapporto dice, infatti, che nei primi dieci anni del secolo l’incremento delle emissioni dannose per il clima è stato tale da anticipare al 2030 rispetto al 2050, come previsto nel I rapporto, il raggiungimento del punto oltre il quale non sarà più possibile limitare il riscaldamento globale entro i due gradi centigradi e le conseguenze in termini di vite umane e di costi per l’economia mondiale diventeranno incalcolabili. Stiamo già vivendo da tempo, infatti, il drammatico passaggio dalla stabilità all’instabilità climatica come testimoniano purtroppo ormai innumerevoli fenomeni climatologici, meteorologici e
biologici; “Inevitabili le sorprese”, ammoniva già dal 2002 il rapporto “Abrupt Climate Change” del NRC dell’Accademia delle Scienze Usa.
L’Europa è stata la prima a lanciare, coi suoi tre 20% al 2020, la sfida per far fronte al cambiamento climatico, raccogliendo gli appelli che la comunità scientifica internazionale aveva rivolto ai grandi decisori politici, sia al G8 di Gleaneagles (2005) che a quello di S.Pietroburgo (2006), con la perentoria richiesta di una “prompt action” contro il global warming. Negli ultimi anni, però, si è registrata una involuzione dell’attenzione nei riguardi del problema climatico ed ambientale, con direttive e scelte politiche di stampo neoliberista e con l’affermarsi di un’austerity, i cui nefasti effetti generali cominciano finalmente a essere oggetto di critiche e di proposte alternative. In particolare, è stata richiesta agli stati membri la privatizzazione di quegli enti pubblici energetici che in passato avevano realizzato, specie in Italia, l’elettrificazione del paese a costi relativamente convenienti. Queste direttive della UE sono state sostenute in Italia sia dal governo Berlusconi sia da Monti e Letta ed ora dal governo Renzi. E così, malgrado il grande
successo dell’adozione in Italia del sistema degli incentivi per le energie rinnovabili – l’Italia ai primi posti nel mondo con il 7% del fabbisogno elettrico nazionale coperto dalla fonte solare, e oltre 170.000 posti di lavoro – si è arrivati non solo al blocco degli incentivi, ma addirittura a promuovere le ricerche di idrocarburi, con trivellazioni sia off shore che su tutto il territorio nazionale, e, attraverso la questione dell’“interrompibilità” del servizio elettrico, al tentativo di riconoscere una remunerazione alla capacità
produttiva delle centrali elettriche da fonte fossile. In un quadro poi in cui l’offerta di potenza elettrica – 118 GW (2013), più che doppia della domanda di punta – favorisce sprechi, in barba agli obiettivi di efficientamento, e il mantenimento di un prezzo “politico” a favore delle industrie energivore. L’ex ministro del governo Monti, ma soprattutto per 25 anni onnipotente direttore generale del ministero dell’ambiente, Corrado Clini, è stato sottoposto ad arresti domiciliari e a procedimenti giudiziari analogamente a quanto avvenuto poi per l’EXPO e per il MOSE.
Bisogna cambiare strada e rompere l'omertà su questi temi, che toglie informazione e possibilità di scelta ai cittadini! Serve urgentemente una strategia energetica che permetta di scongiurare i pericoli denunciati dal V rapporto dell'IPCC. Occorre a livello nazionale una mobilitazione di tutte le forze sociali e politiche perché i tre 20% della UE, e nuovi obiettivi vincolanti per il 2030, siano promossi, anche al di là di quanto viene previsto dal burden sharing nei piani regionali. Perché il Governo si adoperi in questo senso con un ruolo di coordinamento e di supporto economico-industriale. Perché ogni amministrazione pubblica, ente o istituzione, come anche ogni azienda, fino ai singoli cittadini, sia messa in grado di promuovere l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, con l’obiettivo quantitativo di raggiungere il 100% di sostituzione dei fossili a partire dal comparto elettrico e con quello, qualitatitivo, di decisioni in campo energetico sempre più vicine ai cittadini o da loro stessi praticate, fino all’autogestione.
Occorre poi a livello europeo porre al centro del progetto del nuovo governo della UE l’affermazione contenuta nell’appello del 2012 dal titolo: “Per l’Europa! - Manifesto per una rivoluzione unitaria” del Verde Daniel Cohn-Bendit e del liberale Guy Verhofstadt, presidente del gruppo Alleanza dei Democratici, che di fronte all’attuale crisi, dice testualmente: “Non affidiamoci solo al rigore di bilancio, e investiamo ugualmente in una nuova crescita. La sola austerità non ci farà mai uscire dalla crisi. Una trasformazione
completa del nostro modo di produzione sarà il motore della nuova crescita europea. Una crescita che oggi dipende per intero dai combustibili fossili. La crescita del futuro dovrà, al contrario, basarsi sulle energie non fossili. Questo ci permetterà di «prendere tre piccioni con una fava»: contribuire in modo significativo ad una effettiva diminuzione dei gas a effetto serra, stimolare una crescita economica duratura, reinserire l’Europa fra i leader economici mondiali”. Affermazioni che il V rapporto dell'IPCC rafforza.
Questo permetterebbe all’Europa di attenuare prima e annullare poi il ricatto energetico del gas di Putin o dello shale gas di Obama, dell’umiliante rapporto di dipendenza con regimi feudali o illiberali, come l’Arabia Saudita e il Kazakistan, contribuendo per questa via ad eliminare le principali cause di conflitti in atto, che rischiano di riportare l’umanità all’epoca della guerra fredda o, peggio, di configurare prospettive, drammatiche, ancor più immanenti dello stesso sconvolgimento climatico.
Seguono le firme:
Primi firmatari:
Nicola Cipolla
Pierluigi Adami
Mario Agostinelli
Franco Argada
Vittorio Bardi
Paolo Bartolomei
Mauro Bulgarelli
Giovanni Carrosio
Massimo De Santi
Paolo Ferrero
Giovanni Galluccio
Alfiero Grandi
Antonella Leto
Oscar Mancini
Gianni Mattioli
Emilio Molinari
Roberto Musacchio
Gianni Naggi
Giorgio Parisi
Rosa Rinaldi
Debora Rizzuto
Massimo Scalia
Alex Sorokin
Giovanna Tinè
Ettore Torregiani
Umberto Zona

In una conversazione privata a conclusione della Cop 21, un dirigente ENI prevedeva che il vero vincitore della conferenza di Parigi sarebbe stato il gas: completamente compatibile con il sistema delle grandi infrastrutture, disponibile in grandi quantità con sempre nuove tecnologie, soggetto alle convenienze geopolitiche delle grandi potenze e alle attenzioni politiche dei produttori di armi, meno osteggiato del petrolio e del carbone per i suoi effetti sulle emissioni climalteranti. Insomma, un utile compromesso per gli enormi interessi minacciati dalle rinnovabili e per mascherare e diluire l’urgenza di un cambio radicale di paradigma energetico: la decarbonizzazione innanzitutto.

A distanza di un anno e mezzo quella previsione è più che confermata ed il ritardo nel contenere gli aumenti di temperatura è reso più drammatico, pressoché inarrivabile, ma non esecrato quanto occorrerebbe per l’indifferenza dell’opinione pubblica. Il gas irragionevolmente si impone come la soluzione competitiva che l’economia mondiale (con l’eccezione parziale di Cina, India e Francia) e le multinazionali industriali e dei servizi stanno scegliendo per esternalizzare i costi della catastrofe della biosfera e abbindolare le popolazioni con il mito del ritorno alla crescita, accompagnata dalla riduzione delle tariffe e delle tasse sulle persone fisiche (il prezzo del gas viene tenuto basso, la sua diffusione non è accompagnata da misure di prevenzione private e pubbliche degli effetti nocivi e i danni climatici si abbattono non in generale, ma, per ora,, prevalentemente sugli sfortunati più direttamente colpiti). Dopo gli accordi per non andare oltre l’aumento di 1,5°C, solo il gas – naturale, liquefatto, da scisto, da sabbie bituminose – avanza, in un’autentica guerra commerciale e militare, per prendere tempo fino al 2023, quando i firmatari di Parigi dovranno sottostare a vincoli e verifiche più stringenti. E intanto…a tutto gas!

Se disegnassimo sulle carte geografiche i progetti di gasdotti e le rotte delle navi metaniere avremmo lo stesso effetto delle avanzate delle divisioni in tempo di guerra. I progetti mastodontici fioccano e l’Italia è tra i protagonisti sul fronte della messa in opera e della fornitura di sbocchi. Qualsiasi mare si debba valicare, eccoci pronti: Adriatico (TAP), Mar Nero (Blue Stream), Mar Caspio (Trans Caspian) per contendere alla Polonia, alla Germania e al centro delcontinente l’occasione dell’”hub” del gas fossile europeo.

Ma c’è un altro fronte della guerra in corso che complica le strategie. Il gas liquefatto in partenza e poi rigassificato in arrivo, può viaggiare via mare, essere immesso in cisterne a bassa temperatura dai giacimenti naturali del Qatar, come dai giacimenti di sisto e dalle sabbie bituminose, dopo essere stato trasportato sulle coste americane dai gasdotti cui Trump oggi dà il via libera

 

"È l'inizio della guerra dei prezzi tra il gasolio americano e il gas di condotta che viene da oriente", ha dichiarato Thierry Bros, analista di Société Générale, citato dal WSJ (v. http://it.reporter-ua.ru/il-primo-cisterna-gpl-da-stati-uniti-damerica-e-uscito-in-europa-costringendo-gazprom-per-riflettere-sui-prezzi.html ). Gli analisti dicono che la Russia potrebbe tagliare i prezzi che addebita ai propri clienti europei per cercare di scacciare i nuovi concorrenti statunitensi. Anche se più caro, molti in Europa vedono l'ingresso del gas liquido degli Stati Uniti sul mercato come parte di un più ampio sforzo geopolitico per sfidare il dominio russo delle forniture e mettere in crisi il rapporto Putin-Merkel per la costruzione della condotta North Stream 2 nel Baltico.

E infatti lo scatto americano non si è fatto attendere. A marzo erano già stati consegnati i primi carichi di shale gas al Brasile, con successive spedizioni verso l'Asia. Il 21 aprile il Wall Street Journal aveva informato che una nave metaniera portava per la prima volta gas liquido americano in Europa. Poi le notizie si sono intensificate: il Guardian (http://www.pennenergy.com/articles/pennenergy/2016/03/ineos-intrepid-leaves-u-s-carrying-first-shale-gas-shipment-to-europe.html) informa che 27.500 metri cubi di shale gas sono arrivati in Norvegia. Trump, nel suo discorso a Varsavia ha voluto mandare un chiaro messaggio alla Russia. «Siamo seduti su una grande quantità di energia fossile ed ora siamo esportatori di energia, quindi, se qualcuno di voi ha bisogno di energia, basta che ci dia una telefonata», [così, secondo la trascrizione del suo discorso diffuso dalla Casa Bianca,( http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2017/07/07/trump-vuole-sostituire-putin-per-vendere-gas-usa-alleuropa/25847/ )]

Il terminal nel Mar Baltico di Swnoujscie, dove la Polonia già accoglie GNL dal Qatar, sarà ampliato e l’allestimento di terminali per il gas americano nei Paesi Baltici sono la risposta al sollecito, mentre si affaccia in concorrenza anche l’Egitto dopo la scoperta da parte dell’ENI di notevoli giacimenti nel Mediterraneo. Così tutti corrono – un giorno sì e un giorno no – ai terminali del Golfo del Messico, alla corte del Qatar, alle stanze sontuose degli sceicchi arabi o di Al Sisi, dimenticandosi ogni volta di Regeni.

C’è infine la schizofrenia statunitense verso i produttori di gas del Golfo. Dopo l’anatema di Trump e dell’Arabia Saudita verso il Qatar, tre giganti energetici (EXXON, BP e TOTAL) dichiarano il loro sostegno al piano di Doha di aumentare del 30% la produzione entro il 2024. E Washington diventa mediatrice di una lotta di puri interessi, tutti con la puzza del gas, altro che inebriati da essenze religiose! D’altra parte, come ha detto alla Reuters il funzionario di una delle compagnie coinvolte (v. http://nena-news.it/crisi-del-golfo-exxon-shell-e-total-in-soccorso-del-qatar/) : “Cè solo una politica qui –– Si devono fare scelte puramente economiche: essere qatariota in Qatar e emiratino negli Emirati. Non c’è solo Trump a sparare sul clima….

 

 

 

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